Benedetta De Luca: il volto dell’inclusività digitale

La forza di una donna capace di andare oltre la malattia ed essere portavoce di messaggi inclusivi

Benedetta De Luca: il volto dell’inclusività digitale

La forza di una donna capace di andare oltre la malattia ed essere portavoce di messaggi inclusivi

Diventerà un bel progetto di donna” diceva circa trent’anni fa il medico che prese in cura Benedetta De Luca per rassicurare la madre, andando al di là della malattia e vedendo già nella bambina che aveva davanti a sé la donna che sarebbe diventata. Una predizione che, con tutte le sue forze, Benedetta si è impegnata a trasformare in una bellissima realtà: avvocatessa, content creator (guai a definirla influencer) e Gender & Inclusion Editor per il social web magazine The Wom, oggi Benedetta si fa portavoce di messaggi di empowerment, diversity & inclusion e body positive, per abbattere stereotipi e pregiudizi legati alla donna con disabilità. Ma com’è arrivata a raggiungere tutti questi traguardi? Per rispondere a questa domanda è necessario fare qualche passo indietro.

Le sfide della vita

«Sono nata con una condizione medica rara definita come agenesia del sacro o sindrome da regressione caudale, che consiste in una malformazione congenita dei segmenti spinali inferiori, associata ad aplasia o ipoplasia del sacro e della colonna lombare. Se avessi giocato al Superenalotto avrei vinto con più facilità visto che si tratta di una patologia che in media colpisce 1 su 60mila nati», racconta Benedetta.

Le conoscenze in materia erano ancora poche negli anni ’80 e le prospettive di sopravvivenza secondo i medici erano limitate: questo però non ha scoraggiato né lei, né la madre che alla fine hanno trovato la persona giusta con cui intraprendere un percorso di cura fatto di 18 interventi e il superamento di ogni pronostico iniziale.

«Da non poter superare i 2 anni di vita, quest’anno ho festeggiato il mio 35° compleanno e ho raggiunto la mia indipendenza sia personale che professionale».

La passione per la legge porta Benedetta a laurearsi in giurisprudenza e ad abilitarsi alla professione di avvocato, per poi comprendere che le sue condizioni di salute non potevano consentirle di svolgere questo lavoro così frenetico nel migliore dei modi e decidere quindi di inseguire un’altra sua grande passione: il mondo dei social.

«Sono stata tra le prime ad approcciarmi ai social network ma, prima di diventare il mio strumento di lavoro e il mezzo attraverso cui veicolo messaggi, ho dovuto superare il blocco legato alla cultura dell’apparire e della perfezione che caratterizza queste piattaforme. Sì, lo ammetto, inizialmente ero tra coloro che nascondevano la propria disabilità, evitando di mostrare la carrozzina o modificando il mio aspetto attraverso i filtri così da creare una nuova identità. Poi, col passare del tempo, ogni volta che riguardavo il mio profilo personale mi rendevo conto di non poter continuare a mostrarmi diversa da quella che sono, ma di dover cominciare ad apprezzarmi, accettando e mostrando la mia unicità. Oggi infatti uno dei miei hashtag preferiti e che uso maggiormente è #nofilter».

La mission di Benedetta

È proprio questa la chiave dei contenuti che ogni giorno realizza Benedetta: dall’abbattimento degli stereotipi relativi alla donna con disabilità, considerata dalla società come asessuata e non desiderosa di sentirsi bella e alla moda, alla valorizzazione della diversità come unicità e bellezza, non come elemento da nascondere o di cui vergognarsi. Il tutto, con un pizzico di ironia, o meglio autoironia.

«Il mio obiettivo è di fornire alle donne, indipendentemente dalla disabilità, degli strumenti utili per intraprendere un percorso di accettazione di sé. È fondamentale che ognuna di noi trovi la propria femminilità ed eleganza ma è un percorso lungo e tortuoso che spesso siamo noi stesse a rendere più complicato a causa delle nostre insicurezze».

A questo si aggiunge la società e i pregiudizi legati alla disabilità.

«È fondamentale cambiare l’atteggiamento nei confronti delle persone con disabilità, spesso percepite con compassione o pietà anziché con rispetto e uguaglianza. In fin dei conti, la disabilità è solo una condizione che viene a sussistere nel momento in cui la persona si trova a interagire con le barriere architettoniche, come viene riportato nella Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità».

L’impegno nella moda

Valorizzazione della diversità e della femminilità sono gli stessi principi che hanno spinto Benedetta a intraprendere la sua avventura nella moda. Fin dal 2015 si è fatta portavoce dell’importanza di istituire una moda più inclusiva, contattando alcune case di moda, che non hanno però colto l’importanza del progetto, e organizzando una serie di sfilate di moda inclusive a Salerno. Poi, arriva la decisione di creare il suo brand, che prende il nome di Italian Inclusive Fashion.

«Nasce dall’esigenza personale di avere abiti belli ed eleganti ma allo stesso tempo facili e comodi da indossare. Questo è possibile attraverso piccole e semplici accortezze che tengono conto delle specifiche esigenze: ad esempio, ho realizzato un abito da sera ricoperto da paillette solo nella parte davanti così che non dessero fastidio a chi è in sedia a rotelle».

Al momento, però, il brand è fermo in attesa di trovare uno stilista che abbracci la sua filosofia e che realizzi la capsule collection che ha già ben chiara nella sua mente.

Identikit

Dove vivi ora?
Salerno.

A quando risale il tuo primo post sui social?
2008 facebook e 2014 instagram, ero la prima ad avere tutti i social.

La cosa che ami di più del tuo lavoro?
La novità continua, il fatto di non sapere mai cosa mi aspetta, essere sempre in giro con la possibilità di conoscere tante persone.

La tua giornata tipo?
Non esiste, ogni giorno è sempre diverso da quello precedente.

Chi è il tuo stilista preferito?
Se parliamo della storia del brand allora rispondo Chanel, a livello di stile invece Dolce&Gabbana.

La tua fonte di ispirazione?
Sembra scontata ma è la mia mamma.

Un tuo pregio e difetto a livello caratteriale:
il mio pregio è la determinazione e perseveranza che metto in ogni cosa che faccio; il mio difetto principale è l’impulsività, spesso agisco senza riflettere sulle conseguenze.

A cosa non potresti mai rinunciare?
Un abbraccio sincero dai miei amici, pochi ma giusti.

Hai altre passioni oltre la moda?
Mi piace molto leggere e viaggiare, anche se non lo faccio da tanto tempo (il mio sogno è andare a New York!).

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Lavorativamente parlando, mi piacerebbe essere chiamata dalle aziende o dai programmi TV non solo per parlare di disabilità ma anche d’altro, perchè avrei tanto altro da raccontare.

L’INCONTRO CON WIMED

A Benedetta De Luca non piace considerarsi “costretta in carrozzina”, anzi. Per lei gli ausili sono gli strumenti che le garantiscono l’indipendenza e l’autonomia che ha sempre desiderato.

«Se non avessi a disposizione la sedia a rotelle o le stampelle allora sì che sarei davvero costretta a rimanere chiusa in casa o a dipendere sempre da terzi».

Ora, però, ad aiutarla nella sua quotidianità si è aggiunto anche un nuovo scooter targato Wimed.

«Sono entrata in contatto con Wimed attraverso la mia ortopedia di fiducia Ortopedia Fe.Vi di Francesco Altieri di Lecce, nonchè sua cliente, che mi ha caldamente consigliato i loro prodotti; successivamente, ho avuto l’opportunità di ricevere lo scooter Foldable 4Ruote che mi ha davvero rivoluzionato la vita. Comodo da trasportare, lo porto con me per ogni occasione – è salito con me anche sul Red Carpet del Festival di Venezia 2023 – e mi consente di andare ovunque senza vincoli. Ad esempio, non ho più il limite di dover parcheggiare per forza vicino a casa visto che prima non potevo percorrere lunghe distanze in carrozzina».

Quest’estate, poi, è andata a Milano per visitare la sede di Wimed, conoscere il team e provare le diverse soluzioni offerte dalla business unit di Movi:

«Ringrazio tutte le persone che mi hanno accolta calorosamente in azienda e che mi hanno permesso di conoscere una realtà imprenditoriale che ogni giorno si impegna non solo a vendere dei dispositivi medici e ausili, ma a garantire l’autonomia delle persone con disabilità».

LA SUA AUTOBIOGRAFIA

Una vita da Sirenetta – come ho imparato ad amarmi con una coda di troppo è il titolo del libro scritto da Benedetta che racconta a 360 gradi la sua vita. La scelta del titolo non è per niente casuale:

«Deriva dal fatto che la forma più grave della mia malattia si chiama sirenomelia, ovvero una malformazione congenita con la quale gli arti inferiori sono fusi insieme, assumendo le sembianze della coda di una sirena. Per questo, da piccola l’ho sempre considerata una figura inquietante, anche se poi il cartone mi ha fatto passare la paura».

Rispetto alla pellicola della Disney, però, il libro vuole veicolare un messaggio diverso:

«Se nel cartone la Sirenetta ha dovuto rinunciare alla sua coda e alla sua voce per poter stare con il principe, io desidero che le persone imparino ad accettare la propria “coda di troppo”, che può essere una qualsiasi disabilità o anche un’imperfezione fisica».

Benedetta De Luca – Una vita da sirenetta
Sperling & Kupfer, 2022 (160pp) – 17,90 €

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