Anziani e bambini insieme, oltre la differenza d’età

A Piacenza esiste una realtà unica, un luogo in cui due generazioni si incontrano contribuendo a costruire una comunità più forte e inclusiva

Anziani e bambini insieme, oltre la differenza d’età

A Piacenza esiste una realtà unica, un luogo in cui due generazioni si incontrano contribuendo a costruire una comunità più forte e inclusiva

Gli anziani sono una risorsa preziosa e lo sanno bene gli organizzatori del progetto ABI, Anziani e Bambini Insieme, nato dalla Unicoop, cooperativa sociale che opera a Piacenza e nella sua provincia dal 1986 erogando servizi qualificati per i minori, gli anziani e le persone disabili o in situazione di bisogno e disagio sociale. Un’idea coraggiosa e vincente che ha come obiettivo far vivere ai nonni e ai bambini momenti preziosi insieme, condividendo gli stessi spazi.

Attivo a Piacenza dal 2009, il centro ABI unisce oltre 70 anziani di una casa di riposo e di un centro diurno per non autosufficienti con più di 40 bambini di un asilo nido. Francesca Cavozzi, responsabile del progetto ABI, racconta come le tre realtà siano perfettamente interconnesse tra di loro, tra punti di contatto e spazi di aggregazione dove anziani e bambini possono instaurare connessioni significative.

«I bambini imparano a socializzare con persone di età differenti, scoprendo la terza età attraverso una conoscenza quotidiana e attiva che gli permette di crescere liberi da pregiudizi, senza timore della diversità e aperti all’inclusione. I bambini si sentono a casa: disegnano, ascoltano le storie dei nonni – come li chiamano le educatrici – e giocano. Ed è così che il deambulatore del nonno diventa per loro un triciclo da spingere, la carrozzina una macchina sportiva o il bastone una spada. Condividere la quotidianità consente di instaurare relazioni durature nel tempo».

E gli anziani come vivono questa convivenza?

«Gli anziani, dal canto loro, sono felici di sentirsi ancora utili in una società dove tendenzialmente vengono messi ai margini in quanto non più in grado di produrre. Qui tornano a sentirsi competenti, importanti. Sono felici di prendersi cura o anche solo intrattenere una persona molto più piccola di loro».

Esistevano già altre realtà simili? 

«Il turismo accessibile sta diventando sempre di più un argomento cruciale sia a livello pubblico, con finanziamenti e legislazioni ad hoc, che privato. Sempre più aziende, anche al di fuori dei comuni Lilla, si rivolgono a noi per capire se stanno agendo bene a livello di accessibilità. Alle realtà più virtuose assegniamo il riconoscimento “Bandiera Lilla Approved”».

Prima di aprire il centro, c’è stato un periodo di sperimentazione sul campo, durante il quale è stata stretta una collaborazione con l’Università Cattolica di Piacenza.  

«Questa collaborazione è stata fondamentale per sviluppare un percorso formativo significativo che ci ha aiutato a superare sfide e difficoltà, al fine di comprendere come potessimo far interagire tra loro due figure professionali così diverse, come l’operatore socio-sanitario e l’educatore con formazione pedagogica, e trovare un linguaggio comune».

Questo ambiente unico, consente alle due generazioni di incontrarsi e condividere momenti della vita quotidiana per promuovere e recuperare le relazioni e la solidarietà intergenerazionale.  

“Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo identificato nei nostri servizi i punti di contatto e gli spazi di aggregazione dove anziani e bambini possono superare le barriere che spesso li separano e instaurare connessioni significative”.

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