OSS e ASA, DIFFERENZE E ANALOGIE

A confronto due figure molto richieste sul mercato, fondamentali per la gestione di persone fragili

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OSS e ASA, DIFFERENZE E ANALOGIE

A confronto due figure molto richieste sul mercato, fondamentali per la gestione di persone fragili

Predisposizione ai rapporti umani, alla cura, al farsi carico di emozioni e paure, oltre che di corpi con le loro fragilità. Le soft skills risultano determinanti nel profilo di un operatore sociosanitario e di un ausiliario socioassistenziale, figure spesso meglio conosciute con gli acronimi di OSS e ASA e che si occupano di utenti fragili come anziani o portatori di handicap.

Ne è convinta Silvia Bertuletti, psicologa e psicoterapeuta e tecnico del servizio al lavoro presso l’Azienda Bergamasca Formazione, ente accreditato alla formazione e lavoro della Provincia di Bergamo di cui è leva strategica e braccio operativo nell’ambito della formazione professionale e dei servizi all’impiego.
Approfondiamo con la Dottoressa le differenze tra le due figure:

«L’OSS è un operatore sociosanitario che lavora nelle RSA e in ospedale, è in possesso di un diploma di scuola superiore o di una qualifica professionale e ha frequentato un corso di 1000 ore. È la figura professionale che più si avvicina a quella dell’infermiere: il corso prevede un tirocinio assistenziale in un contesto ospedaliero o sanitario in genere. Con l’acquisizione della qualifica professionale, l’OSS può accedere ai concorsi ospedalieri».

Gli OSS possono applicare medicazioni, rilevare e monitorare i parametri vitali, trasportare materiali di tipo sanitario e campioni per esami diagnostici, trattare presidi sanitari. Si focalizza invece sul soddisfacimento dei bisogni primari l’ASA, tanto che le sue mansioni sono principalmente:

  • assistenza diretta alla persona;
  • cura e igiene dell’assistito e dell’ambiente;
  • supporto nella vita relazionale;
  • preparazione dei pasti;
  • svolgimento di pratiche burocratiche e prestazioni igienico-sanitarie non specialistiche.

Per accedere al percorso formativo dedicato di 800 ore, è necessario essere in possesso della licenza media. Anche in questo caso sono previsti due tirocini di carattere assistenziale di 350 ore, che si svolgono in case di riposo, centri disabili o centri diurni.

L’investimento economico è di 1.800 euro per il corso OSS e di 1.600 euro per il corso ASA. Oltre all’ottenimento del titolo, in entrambi i casi, è previsto il rilascio dell’attestato di frequenza del corso di HACCP di 4 ore e della sicurezza di 16 ore (modulo generale e specifico).

Presso l’ente di formazione bergamasco è stato inoltre attivato il corso della riqualifica da ASA ad OSS, che ha un costo di 900 euro: vi si accede se si ha conseguito il titolo di ASA, ha una durata complessiva di 400 ore e il programma prevede il ripasso di tutte le tematiche che riguardano l’assistenza per poi dedicarsi all’aspetto sanitario.

All’interno del percorso è previsto un tirocinio ospedaliero di 180 ore, vera e propria strada maestra per l’acquisizione delle competenze specifiche dell’operatore socio sanitario. A ciò si aggiunge il tirocinio, di 180 ore.

Figure diverse eppure complementari, dunque, per le quali la richiesta è notevole, tanto che sono anche molto diverse tra loro le persone che si approcciano al corso.

«Presso la nostra scuola si iscrivono spesso persone che hanno già avuto esperienza nel ruolo, magari privatamente, e che vogliono inserirsi in case di riposo ma non hanno il titolo. Altri hanno vissuto esperienze familiari dolorose e stravolgono la loro vita per dedicarsi a chi necessita di assistenza. Altri ancora lo fanno perché già seguono i loro familiari e questo consente loro di supportarli ed assisterli con maggior consapevolezza e professionalità».

La dottoressa Bertuletti aggiunge che con questa qualifica ci si inserisce facilmente nel mercato del lavoro:

«Si tratta di figure molto richieste, veniamo contattati da differenti strutture che ricercano personale, ma non siamo in grado di presentare dei profili perché i nostri corsisti spesso trovano lavoro nelle strutture presso cui hanno svolto l’esperienza formativa. La motivazione all’iscrizione al corso, tuttavia, non può essere solo legata alla ricerca di un lavoro e ad un inserimento “facile” in un settore in cui c’è carenza di personale, perché occorre avere una forte predisposizione personale alla relazione e alla cura».

dott.ssa silvia bertuletti

Silvia Bertuletti
Psicologa e psicoterapeuta e tecnico del servizio al lavoro presso l’Azienda Bergamasca Formazione. Lavora in libera professione, ha svolto esperienze di tutoraggio per ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) e ha svolto un corso per tutor DSA presso il Centro dell’Età Evolutiva di Bergamo.

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