Il supporto psicologico per il caregiver

Consigli su come trovare un equilibrio tra assistenza al proprio caro e cura del benessere personale

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Il supporto psicologico per il caregiver

Consigli su come trovare un equilibrio tra assistenza al proprio caro e cura del benessere personale

Il “prendersi cura” di un familiare che ha subìto una diminuzione o perdita di autonomia è un’attività difficile e destabilizzante che può portare il caregiver familiare a sentirsi inadeguato al compito e a provare rabbia, stanchezza e un senso di “inutilità”.  

Dal punto di vista psicologico, i sintomi depressivi e i problemi d’ansia sono molto diffusi nel caregiving e spesso si ripercuotono anche sul piano fisico sotto forma di disturbi gastrici e mal di testa; problematiche che derivano soprattutto dalla mancanza di tempo e risorse per curare se stessi oltre che gli altri.  

Per tutti questi motivi, il benessere psicologico del caregiver rappresenta il fulcro dei colloqui di supporto psicologico: dopo una prima fase di accoglienza e contenimento, è necessario aiutare il familiare a pianificare l’impegno che dovrà investire nell’assistenza del malato, che può anche durare molti anni.  

Per riuscirci, il caregiver deve fare i conti con le proprie forze ed energie, così da non oltrepassare i propri limiti, e progettare un’assistenza che coinvolga più soggetti. Questo passaggio viene a mancare quando il caregiver crede che chiedere aiuto dimostri la sua incapacità di prendersi cura da solo del proprio familiare.

È proprio in questo contesto, invece, che lo psicologo deve trasmettere che il benessere della persona assistita dipende in gran parte dal suo, perchè la propria stabilità psicologica è la chiave di lettura dei comportamenti di chi gli sta intorno.

È importante quindi che il caregiver familiare si conceda spazi di socialità, spensieratezza e libertà, dedicandosi ad attività piacevoli e distensive, non necessariamente strutturate e impegnative, come una semplice passeggiata in compagnia o una tranquilla lettura di un libro.  

Ciò può avvenire solo se il caregiver sa di aver lasciato il proprio caro in “mani sicure”, che possono essere quelle di parenti o amici, persone specializzate nell’assistenza di persone con fragilità o centri assistenziali che offrono un luogo sicuro e confortevole per il malato.

Non solo. È importante chiedere quali siano i momenti della giornata di più difficile gestione o le attività più gravose per chi assiste, come ad esempio l’igiene personale.

Partendo da queste informazioni e avendo anche una conoscenza della rete sociale del caregiver e delle sue possibilità economiche e territoriali, lo psicologo può fornire sostegno e affiancamento psicologico ma anche educativo, volto a:

  • far comprendere al caregiver il nuovo assetto familiare e di vita;
  • accompagnarlo nell’accettazione di questa nuova situazione;
  • trovare il giusto compromesso tra assistenza al proprio familiare e cura di sé.
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Simona Antenucci
Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi Regione Marche.
Specializzata nel trattamento e riabilitazione delle principali problematiche della terza età e supporto psicologico al Caregiver. Attualmente Psicologa e Coordinatrice del Centro NonnoMino odv di Pesaro e titolare dello Studio di Psicologia Desejo sempre a Pesaro

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