Natale e la magia
delle emozioni

Perché a Natale anche i cuori più duri tendono a intenerirsi e cresce la voglia di comunità

Natale e la magia
delle emozioni

Perché a Natale anche i cuori più duri tendono a intenerirsi e cresce la voglia di comunità

Le emozioni che proviamo all’approssimarsi delle festività natalizie richiamano diffuse sensazioni di allegria, di contentezza, rinviano ad aspettative che (si spera!) si realizzeranno in un clima festoso e prodigo di scambi sociali, in famiglia come tra amici e conoscenti.

Si tratta perlopiù di emozioni anticipatorie legate allo stereotipo del Natale. Lo stereotipo sociale del Natale, ossia l’immagine preconfezionata che ne abbiamo in Occidente, tende infatti a richiamare e a rendere vincolanti forme vivide di scambio e di sollecitudine nei confronti del prossimo.

Nel periodo di Natale anche i cuori più duri si inteneriscono. Come ci ricorda il celeberrimo Canto di Natale di Charles Dickens, persino Ebenezer Scrooge, arido e spilorcio finanziere londinese, il protagonista del racconto, si trasforma d’incanto in generoso benefattore. 

Quasi a fare da controcanto a questo senso di diffusa concordia e comunione a Natale, tuttavia, incontriamo anche chi si sente solo. Il senso di esclusione e di isolamento sociale, se propriamente espresso da chi ne soffre, può indurre empatia (un’emozione vicaria) in chi lo percepisce. 

L’empatia, secondo gli studi dello psicologo sociale nordamericano Daniel Batson, produce a sua volta comportamenti prosociali (altruismo puro). Per cogliere i segnali di una persona in difficoltà è però necessario essere capaci di mettersi nei suoi panni, di comprenderne il punto di vista, la prospettiva, il vissuto—cosa che chi ha una maggiore esperienza di vita sa tipicamente fare molto meglio di chi è più giovane e “inesperto”. Ci vuole tempo e pazienza per capire e farsi capire. Non è facile. Il gesto altruistico si concretizza dunque nel donare, in famiglia e altrove, il proprio tempo e le proprie attenzioni. Al contempo, bisogna anche esser capaci di ricevere, cosa che non sempre ci riesce facile.

Già vent’anni fa il sociologo Zygmunt Baumann definì voglia di comunità il desiderio di incontrarci nel profondo, in quanto esseri umani, mentre ancor prima il sociologo tedesco Ferdinand Toennies poneva lo stare assieme ‘gli uni con gli altri’ (Gemeinschaft) davanti allo stare assieme utilizzando strumentalmente gli altri (Gesellschaft). Saremo dunque capaci, almeno questo Natale, di cogliere quell’enorme tesoro di esperienza condivisa che ci offrono giorno per giorno le persone anziane, e quella purezza di prospettive e di mondi differenti che ci può donare anche un singolo, vero incontro con una persona disabile? Almeno quest’anno, proviamoci.

Giuseppe Pantaleo
Professore Ordinario di Psicologia Sociale, Direttore di UniSR-Social.Lab, il laboratorio di psicologia sociale dell’Università Vita-Salute San Raffaele, Presidente del Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche UniSR.

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