Sclerosi multipla e sport, un legame possibile

Per la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, WimedYou racconta la storia di Maria Luisa Garatti

Sclerosi multipla e sport, un legame possibile

Per la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, WimedYou racconta la storia di Maria Luisa Garatti

Ogni anno il 30 maggio si celebra la Giornata Mondiale della Sclerosi Multipla, inaugurata dalla Multiple Sclerosis International Federation nel 2009 per informare e sensibilizzare la popolazione sugli effetti che la sclerosi multipla (SM) ha sulla vita delle persone.

A seguito di questa Giornata, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla ha istituito anche la Settimana Nazionale della SM, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, per far conoscere sempre meglio la patologia neurologica ma anche le famiglie e caregiver che sostengono e curano le persone a cui viene diagnosticata la malattia.  

WimedYou ha colto quest’occasione per contribuire a sensibilizzare la sua community sul tema, intervistando una donna che è riuscita a trovare il suo equilibrio con la SM: lei è Maria Luisa Garatti e il giorno del suo 37esimo compleanno, il 17 maggio del 2006, ha avuto conferma effettiva della diagnosi di sclerosi multipla.

«Ammetto che 16 anni fa conoscevo poco la malattia e la mia prima reazione è stata quella di riempire il dottore di domande, alcune di queste anche superficiali legate ad esempio alla possibilità di indossare ancora i tacchi o andare allo stadio a vedere le partite del Milan, mia grande passione».

I primi anni dopo la diagnosi sono stati complicati perché, come racconta lei stessa, si era fatta sopraffare dai sensi di colpa e non accettava questa sua nuova condizione di salute.

«Ho passato 7 anni in uno stato di depressione, apatia e questo mi ha portato piano piano ad allontanarmi sempre di più dai miei affetti, trovandomi da sola ad affrontare questa malattia che non avevo ancora capito come gestire».

Nel 2013, però, arriva la svolta. Tramite un’amica Maria Luisa Garatti conosce un personal trainer specializzato nel trattamento di persone con sclerosi multipla e inizia un percorso di allenamento che presto le fa scoprire la passione per la corsa.

«Inizialmente ero titubante, perché avevo paura di avere ripercussioni negative di salute; poi però ho pensato che era arrivato il momento di reagire e di cominciare a vedere l’altro lato della medaglia».

Inizia così un periodo di allenamento e potenziamento muscolare, in cui Maria Luisa comincia a studiare il suo corpo e a comprenderne le sue potenzialità e limiti; uno di questi, ad esempio, era la fatica cronica che però l’attività fisica era in grado di annientare, lasciando posto alla classica stanchezza legata allo sforzo fisico. Di lì a poco, comincia la preparazione per la prima gara.

«Nessun altro sport era in grado di rendermi felice e gratificarmi come la corsa. Per questo insieme al mio personal trainer abbiamo deciso di intensificare gli allenamenti per poter partecipare alla mia prima 5km a Brescia, nel 2014. Ricordo perfettamente il momento in cui ho applicato sulla maglietta il mio primo pettorale e ho iniziato a percorrere i 5km più belli della mia vita, perché passo dopo passo mi rendevo conto di lasciare la sclerosi multipla sull’asfalto e di non sentirmi più malata».

Da nemica, quindi, la malattia diventa amica e tutto questo grazie allo sport: ora ogni volta che Maria Luisa Garatti taglia il traguardo e che vince una medaglia lo fa per due persone, ovvero lei e la sclerosi multipla, e il suo obiettivo è alzare sempre più l’asticella. Lo fa, però, al fianco di una persona molto vicina a lei.

«Ho chiesto a mio fratello, che è un maratoneta, di accompagnarmi alla mia prima 10km sempre nel 2014, alla mia prima mezza maratona, di 21km, nel 2015 e la mia prima maratona di 42km nel 2016. In tutte queste gare lui mi ha sempre sostenuta anche se solo dopo averle corse mi ha confessato che non avrebbe mai creduto che ce la potessi fare».

Poi arriva l’incontro con Gabriele Rosa, medico bresciano e allenatore di maggiore successo dell’atletica mondiale, che la porta direttamente a New York.

«La richiesta di Gabriele Rosa è stata quella di andare alla maratona di New York “Oltre la sclerosi multipla” del 2016 e di portare con me altre 7 persone con SM. Ho accettato subito la sfida e ancora oggi lo ringrazio perché mi ha permesso di conoscere persone fantastiche con cui porto avanti diversi progetti».

Uno di questi è la creazione dell’associazione “Se vuoi Puoi” per raccogliere fondi da donare alla ricerca svolta da AISM e per sensibilizzare le persone sull’importanza di correre o comunque fare sport per i benefici che questo apporta, indipendentemente dalla malattia che si ha.

Altri progetti portati avanti da Maria Luisa Garatti e sempre finalizzati a sostenere la ricerca AISM sono il cammino “Liberi di camminare”, in cui ha percorso 300km da Siena a Roma lungo la via Francigena, e “Insuperabile”, la staffetta dell’inclusione di 1.000km (dal Gran San Bernardo a Roma) che coinvolgeva anche altre associazioni legate alla SM o altre patologie.

A questi si aggiungono anche il libro autobiografico “Sua Maestà, correre al di là della sclerosi multipla”, uscito nel 2019, e il docufilm sempre sulla sua vita che è in fase di ultimazione.

«A oggi io ho corso ben 12 maratone e a marzo di quest’anno sono stata selezionata ambassador degli ASICS FrontRunner, la community di runner a livello globale che corre a marchio ASICS per dimostrare che questo sport fa bene al corpo ma anche alla mente. Un riconoscimento di cui vado molto orgogliosa visto anche il mio impegno a far riconoscere gli atleti di sclerosi multipla a livello paralimpico, battaglia che per il momento ho vinto solo a livello nazionale».

Maria Luisa Garatti

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