Pet Therapy: quali sono i benefici per le persone fragili?

WimedYou intervista la dottoressa Spartia Piccinno, presidente e fondatrice dell’Associazione Italiana Pet Therapy

Pet Therapy: quali sono i benefici per le persone fragili?

WimedYou intervista la dottoressa Spartia Piccinno, presidente e fondatrice dell’Associazione Italiana Pet Therapy

Questa settimana si celebrano tutte le specie animali e se ne sensibilizza e promuove il rispetto e la cura; il 4 ottobre cade infatti la Giornata Mondiale degli animali. Quale migliore occasione per ricordare i benefici anche a livello medico che porta la relazione tra questi e l’uomo?

Prima di spiegarli, però, è importante fare una precisazione: con il termine relazione non si intende solo la semplice compagnia ma anche gli interventi assistiti con animali (IAA), più comunemente indicati con il termine “Pet Therapy”. Di cosa si tratta? Risponde alla domanda la dottoressa Spartia Piccinno, presidente e fondatrice dell’Associazione Italiana Pet Therapy:

«Il modello di intervento Pet Therapy ha come intento quello di sfruttare la relazione con l’animale per educare, riabilitare e curare psicologicamente una persona fragile, come l’anziano o una persona con disabilità cognitive e psichiche. La Pet Therapy è una co-terapia che affianca la terapia tradizionale per facilitare l’approccio medico e terapeutico. Gli animali impiegati per gli interventi assistiti solitamente sono il cane, il gatto, il coniglio, l’asino e il cavallo».

A livello nazionale, l’Associazione Italiana Pet Therapy è stata il primo ente italiano a dare una definizione a questa pratica agli inizi degli anni 2000. In realtà, già dagli anni ’60 lo psichiatra infantile americano Boris M. Levinson ha introdotto gli animali nei suoi interventi di cura per i bambini con disturbi psicologici e psichiatrici.

È sempre opera della dottoressa Piccinno e della sua equipe multidisciplinare anche il metodo Pet Therapy Psicomotoria (o Terapia Psicomotoria Assistita con Animali, T.P.A.A.). Questo tipo di intervento si concentra sulla sfera motoria per il recupero della sfera cognitiva e si basa su principi specifici:

  1. Le figure coinvolte sono: il paziente, il cane (o il gatto in alcuni casi specifici) e un terapista della riabilitazione o simile;
  2. Il cane deve avere un educazione di base, non dev’essere addestrato;
  3. Il cane dev’essere di proprietà di chi lo conduce (terapista);
  4. Il rapporto cane-terapista-paziente si distingue per una forte empatia;
  5. Il proprietario del cane è sia conduttore del cane che gestore del paziente e realizza interventi in autonomia

«Quest’ultimo aspetto è possibile grazie a alla presenza di un equipe interdisciplinare di specialisti che costantemente segue e monitora da remoto l’attività dell’operatore e del cane. Un altro aspetto fondamentale è la predisposizione del setting ideale per la pet therapy presso la scuola, OSS o ente che accoglie persone fragili».

A questo punto, quali sono i benefici della Pet Therapy sul paziente?

«La persona anziana migliora la sua capacità di attenzione e di partecipazione, con un maggiore coinvolgimento nelle attività circostanti. Prendiamo come esempio una persona che vive in una casa di riposo: il personale gli assegna dei compiti da svolgere durante la giornata e questi, grazie anche alla Pet Therapy, vengono portati a termine con più entusiasmo. Una maggiore capacità cognitiva si traduce anche in una maggiore capacità motoria, perché spinti dalla motivazione e dalla percezione di sentirsi capaci e utili».

In caso di disabilità cognitive, invece, gli interventi assistiti con animali hanno l’obiettivo di migliorare il ritardo intellettivo e di comprensione: svolgere attività ripetitive con l’animale dà la sensazione al paziente di saper gestire il cane e stimola le sue capacità di azione e reazione, aumentando anche l’autostima.

Si agisce dal punto di vista affettivo con le persone che presentano patologie psicologiche/psichiatriche, per far comprendere loro come ci si relaziona con un altro essere vivente. Il processo prevede che il paziente esca dal suo “mondo” per entrare in relazione con l’animale e creare un legame con lui.

«Per chi ha disabilità motorie il cane o il gatto possono essere utili da un punto di vista emotivo, ma non è necessario sottoporsi a sedute di Pet Therapy. In questi casi basta semplicemente avere al proprio fianco un animale da compagnia».

LA PET THERAPY IN ITALIA

Nel 2015 la conferenza stato-regione ha approvato le “Linee Guida Nazionali per gli Interventi Assistiti con gli Animali” che:

  • definiscono gli standard operativi per la corretta e uniforme applicazione degli interventi assistiti con gli animali (IAA) sul territorio nazionale;
  • forniscono indicazioni sui compiti e le responsabilità delle diverse figure professionali e degli operatori che compongono l’équipe multidisciplinare coinvolta in questo tipo di iniziative (veterinari, medici, psicologi, educatori, educatori cinofili, etologi);
  • individuano i percorsi formativi da seguire per acquisire le competenze necessarie per lavorare nell’ambito degli IAA.

Le stesse linee guida classificano anche gli IAA sulla base dei diversi ambiti di attività:

  • Educazione assistita con gli animali (EAA), quando il fine è promuovere, attivare e sostenere le risorse e le potenzialità di crescita e progettualità individuale, di relazione ed inserimento sociale delle persone in difficoltà. È il caso ad esempio dell’anziano che entra nella casa di riposo, deve imparare ad adattarsi al nuovo contesto e figure di riferimento;
  • Attività assistite con gli animali (AAA), di tipo ludico-ricreativo e di socializzazione, che promuovono una migliore qualità di vita attraverso nuove opportunità di socializzazione, confronto in grado di restituire la dignità alla persona;
  • Terapia assistita con gli animali (TAA), è un intervento terapeutico che si affianca a quello tradizionale, finalizzato alla cura di disturbi della sfera fisica, neuro e psicomotoria, cognitiva, emotiva e relazionale.
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