
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’allattamento esclusivo nei primi 6 mesi di vita e l’allattamento parziale con lo svezzamento fino ai 2 anni di vita.
L’atto di allattare, come quello di essere madri, dovrebbe essere perciò un’esperienza a cui tutte le donne devono poter avere accesso, indipendentemente dalla disabilità.
1. Come garantire un sostegno alle madri con disabilità?
In Italia, nel maggio 2023, è stata presentata una proposta di legge al fine di «tutelare il diritto alla maternità delle donne con disabilità assicurando il supporto sia durante la gravidanza che nel periodo post-partum di personale professionalmente formato operante nelle diverse tipologie dei servizi sanitari, sociosanitari e sociali».
In attesa della sua approvazione, un primo passo è stato fatto nei confronti delle mamme ipovedenti: un accordo tra l’associazione La Leche League Italia – che si propone di sostenere tutte le madri del mondo che desiderano allattare – e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti ha reso disponibile gratuitamente una versione audio del manuale L’arte dell’allattamento materno per tutte le neo mamme cieche o ipovedenti.
2. Quali sono le indicazioni alimentari da seguire?
Le indicazioni alimentari sono le stesse previste per ogni donna che allatta:
3. Come tradurre queste indicazioni in scelte alimentari?
Fondazione Veronesi ha messo a punto una serie di consigli pratici, che non prevedono il divieto di introdurre determinati alimenti (come si poteva credere in passato), ma suggeriscono semplicemente di seguire una dieta varia ed equilibrata, che possa incidere sui valori nutrizionali, così come sul gusto del latte.
Molti studi hanno infatti dimostrato che le prime esperienze sensoriali con i sapori del latte materno incidono sulle preferenze di sapore e sui gusti alimentari che il bambino avrà da grande.

Anna Menasci
Dietista, specializzata in nutrizione nelle malattie renali, dialisi e diabete 1-2. Eroga consulenze nutrizionali per il dimagrimento e si occupa dell’educazione alimentare di bambini e donne in gravidanza. È Consigliere Commissione d’Albo Dietista Ordine TSRM PSTRP PI-LI-GR.
La normativa di settore (Direttiva 2002/46/CE, attuata con il decreto legislativo 21 maggio 2004, n. 169) definisce gli integratori alimentari come “prodotti alimentari destinati ad integrare la comune dieta. Costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive, quali le vitamine e i minerali, o di altre sostanze aventi un effetto nutritivo o fisiologico, in particolare, ma non in via esclusiva, aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”. Si presentano infatti sotto forma di capsule, compresse, bustine, flaconcini e simili.
1. Quali sono i principali effetti sul nostro organismo?
Contribuiscono al benessere ottimizzando lo stato o favorendo la normale funzione dell’organismo. In caso di carenze alimentari hanno un’azione integrativa (e non curativa) nella dieta quotidiana. Questo significa che non possono sostituire una dieta sana ed equilibrata che fornisce tutti i macro e micronutrienti necessari.
Altro aspetto da considerare è la loro composizione: si tratta di prodotti le cui sostanze, pur essendo naturali, sono concentrate ed è quindi opportuno rispettare i limiti di assunzione raccomandati e indicati sull’etichetta, oltre a consultare sempre il proprio medico curante.
2. In quali condizioni è opportuno assumere integratori alimentari?
Gli integratori nascono appunto per sopperire alle carenze di sostanze che non sono facilmente ricavabili nella dose sufficiente dalla dieta quotidiana. Una condizione che interessa soprattutto persone in determinate fasce d’età, o in condizioni fisiologiche, patologiche e regimi dietetici. Tra queste ci sono:
3. Gli integratori alimentari aiutano a migliorare la performance sportiva?
La risposta è no. Secondo le linee guida solo una corretta alimentazione può influire sul rendimento dell’attività fisica e solo in rari e selezionati casi è prevista l’indicazione all’integrazione; il loro utilizzo è quindi ingiustificato e potenzialmente dannoso.
Lo stesso discorso vale per gli integratori coadiuvanti delle diete ipocaloriche per il controllo e/o riduzione del peso, ideati per rimpiazzare completamente i pasti giornalieri. Il Ministero della Salute raccomanda di consultare il proprio medico prima di un eventuale utilizzo e di non superare mai il tempo di trattamento di 3 settimane.

Anna Menasci
Dietista, specializzata in nutrizione nelle malattie renali, dialisi e diabete 1-2. Eroga consulenze nutrizionali per il dimagrimento e si occupa dell’educazione alimentare di bambini e donne in gravidanza. È Consigliere Commissione d’Albo Dietista Ordine TSRM PSTRP PI-LI-GR.