
A partire da quest’anno, nove province italiane avvieranno la sperimentazione del nuovo sistema di riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap, unendosi in un grande progetto che è il frutto di un accordo tra il Ministero per le Disabilità, il Ministero della Salute e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.
Il “Progetto di vita” viene introdotto dalla riforma prevista dal Decreto Legislativo n. 62 del 2024, e mira a semplificare il sistema di accertamento dell’invalidità civile. La ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli ha accennato in merito ad un vero e proprio cambio epocale per l’entrata in vigore di questo decreto, ma di cosa si tratta?
Il Progetto di vita mette la persona con disabilità al centro di tutti quei servizi sociali, sanitari, scolastici e di riabilitazione che fino ad oggi andavano quasi “inseguiti” e che in ogni caso poco si amalgamavano bene tra loro. Diversamente, attraverso l’attuazione di questo nuovo progetto saranno gli enti a doversi mettere intorno a un tavolo ed attivare servizi che incontrino le esigenze e i desideri della persona disabile.
La sperimentazione, avviata il primo gennaio 2025 in nove province (Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì – Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste), sarà portata avanti da alcuni esperti di riferimento del Ministero che seguiranno passo dopo passo il progetto.
La formazione arriverà quindi nei singoli comuni e nei rispettivi ambiti territoriali, collaborando strettamente con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), ma ci sarà una collaborazione anche con il Ministero dell’Università e della Ricerca affinché le figure professionali più interessate dal progetto di vita acquisiscano le competenze necessarie: educatori, assistenti sociali, psicologi, infermieri e medici di medicina generale.
Come viene riportato sul sito del Ministero per le disabilità, la ministra Alessandra Locatelli, ha così commentato l’iniziativa: “L’anima di questa norma risiede nel superamento delle prestazioni, oggi estremamente frammentate tra sanità e sociale, e nella garanzia che ogni persona con disabilità possa essere protagonista della propria vita attraverso il Progetto di vita personalizzato e partecipato, a partire dai propri desideri e rispondendo ai suoi bisogni, proprio come previsto dalla Convenzione Onu”.