Il caso della serie This is Us: un racconto toccante e realistico dell’Alzheimer

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo ci sono oltre 55 milioni di persone affette da demenza, e la maggior parte dei casi rientra nella malattia di Alzheimer. Si stima che entro il 2050, il numero di persone potrebbe triplicare, raggiungendo circa 153 milioni, a causa dell’invecchiamento demografico e dell’innalzamento delle prospettive di vita. Facendo focus sull’Italia, le stime parlano di oltre un milione di persone con problematiche legate a decadimento cognitivo e demenza senile, di cui circa 600.000 con Alzheimer. Sono circa 3 milioni le persone, tra caregiver, operatori sanitari e familiari, direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei malati, e che cercano di rispondere ai loro bisogni, sia sul piano emotivo e psicologico che su quello fisico.
I numeri rispecchiano un quadro preoccupante dal quale emerge che le diverse forme di demenza senile, con particolare incisività dell’Alzheimer, riguardano in un modo o nell’altro, la maggior parte della popolazione.
Fiction e realtà: come sviluppare una consapevolezza profonda della malattia
Questo complesso e delicato tema è stato affrontato diverse volte sul grande schermo. La popolare serie This is Us ha avuto il coraggio di rappresentare la malattia senza veli e sovrastrutture narrative, bensì affrontando con sensibilità e autorevolezza la problematica e le difficili ripercussioni sulla cerchia familiare.
Ideata dal regista e produttore cinematografico americano, Dan Fogelman, This is Us è una serie che ha raggiunto un successo mondiale. La storia familiare è molto articolata e ripercorre la vita di una coppia e della sua progenie nel corso di un lungo arco temporale. Tra le numerose problematiche che la famiglia deve affrontare, c’è anche la diagnosi di Alzheimer. L’impatto che questa storia di malattia ha avuto su milioni di spettatori che hanno seguito la serie, è stato oggetto di studio e pubblicato sul Journal of Health Communication, da parte della University of Pittsburgh School of Public Health.
Il realismo come chiave nella comprensione della malattia
La serie sviscera, in maniera profonda e realistica, le complesse dinamiche che si innescano nel paziente e nella famiglia di fronte alla diagnosi di malattia di Alzheimer. Dal diniego alla rabbia, dal desiderio di tentare tutte le strade possibili per rallentare il decorso della malattia, all’arrendevolezza. La serie racconta nel dettaglio quella miscellanea di emozioni e reazioni, spesso contrastanti che si sovrappongono all’interno del vissuto familiare, facendo emergere in maniera vivida i diversi atteggiamenti come pianti e litigi, incredulità e speranze. Il racconto della malattia attraverso lo schermo è diventato un potente amplificatore, per raccontare una realtà sempre più comune e documentare con profonda consapevolezza le diverse sfumature emotive di fronte alla diagnosi. Autorevolezza e rigore scientifico sono diventati gli ingredienti chiave nella costruzione della trama, sviluppata consultando la Hollywood Health & Society, University of Southern California, al fine di trattare l’argomento in modo accurato e corretto dal punto di vista medico. Dopo il finale della quarta stagione, è stato svolto un sondaggio online che ha coinvolto più di 700 spettatori e, a seguire, un focus group al fine di aiutare gli scienziati a comprendere meglio i bisogni più profondi di coloro che sono affetti da Alzheimer.
Empatia e identificazione come strumenti che aiutano ad affrontare la malattia
Le vicende della famiglia raccontata in This is Us hanno agganciato l’interesse e l’attenzione di milioni di spettatori creando un meccanismo di identificazione con le problematiche affrontate. Il successo della serie ha potuto quindi raggiungere un pubblico davvero ampio e trasversale, abbattendo la barriera dello stigma che comunemente si crea intorno alla malattia e facendo sentire meno soli pazienti e familiari che condividono silenziosamente la medesima sfida.
La condivisione di una condizione complessa come quella della malattia di Alzheimer, sia per chi ne è affetto e si rende conto di esserlo (in alcune fasi della malattia e in maniera differenziata a seconda dei casi), sia per i caregivers (familiari e chi accudisce in generale) rappresenta uno stimolo fondamentale per trovare nuove soluzioni e per alleggerire il carico psicologico molto gravoso. La rappresentazione accurata della malattia sul grande schermo è diventata un importante supporto emotivo per sensibilizzare, informare e ridurre l’isolamento psicologico spesso associato all’Alzheimer, innescando una rete di consapevolezza e conoscenza più attenta nelle persone.