Oney Tapia, la luce oltre la siepe: dall’oscurità alla rinascita

Da Cuba all’Italia, da un incidente sul lavoro che gli toglie la vista alla medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Parigi 2024. È una vita straordinaria quella di Oney Tapia, atleta paralimpico e simbolo di inclusione, protagonista del libro La luce oltre la siepe, scritto insieme al giornalista Maurizio Boldrini. Un titolo evocativo che racchiude l’essenza del suo percorso umano e sportivo: la capacità di guardare oltre gli ostacoli, trasformando la disabilità in un messaggio di ripartenza, e la perdita della vista in una nuova visione del mondo.
Il libro è costruito come un dialogo, con un botta e risposta intenso e diretto, che raccoglie cento domande attraverso le quali Oney Tapia si racconta con sincerità e profondità. La forma del discorso diretto non è una semplice trovata stilistica, bensì un modo per avvicinare le persone alla storia, rendendole partecipi e vicine. Il libro ripercorre le tappe di una vita che, già di per sé, sembra un romanzo di avventura: l’infanzia spensierata nella sua Cuba, il trasferimento in Italia, l’impatto con un mondo sconosciuto, l’incidente sul lavoro che gli ha cambiato la vita e la lunga, difficile risalita verso una nuova luce.
Dall’incidente, la storia si snoda attraverso l’esperienza di un mutato rapporto con i sensi, di come si sia avviato in molteplici attività sportive che lo hanno portato a essere protagonista sulla scena nazionale e internazionale, fino al passaggio dal buio alle luci della notorietà mediatica che si accendono vincendo “Ballando con le stelle”. Oney Tapia diventa un esempio di resilienza e rinascita, ma anche un testimone prezioso di come la fragilità, accolta e incanalata nel modo giusto, possa diventare anche energia vitale.
Come è nato questo libro?
“Il libro già era nella testa di Oney, che usciva dall’esperienza del suo primo volume, Più forte del buio, con grandi soddisfazioni”, spiega Maurizio Boldrini, giornalista e docente di Storia del giornalismo e Giornalismi per le industrie culturali all’Università di Siena, autore del volume insieme a Dino Angelaccio e Odette Mbuyyi.
“Il primo libro di Oney raccontava solo una parte della sua complessa vicenda. Oney un giorno è venuto all’Università di Siena per un incontro con gli studenti e, proprio lì, ho sentito parti di narrazione che non erano nel suo libro. Era importante che qualcuno lo stimolasse a raccontare quelle cose, che non ha avuto il coraggio di dire spesso. Così, con Dino Angelaccio e Odette Mbuyyi, amici comuni, ci siamo messi all’opera affinché la nostra idea si concretizzasse. Ed ecco La luce oltre la siepe, libro in forma di intervista per scavare e mostrare al lettore ciò che era importante far emergere”.
Servivano cento domande per capire che Oney, come qualsiasi altra persona con disabilità, non è solo la sua disabilità?
“Bastavano due o tre domande, o anche semplicemente mostrare una foto con didascalia. Ma qui c’era da fare un’operazione diversa”, spiega Boldrini. “I temi erano tanti: una vita a Cuba, l’incontro in Italia con i lavoratori bergamaschi di cui non solo non capisce il dialetto, ovvio, ma neanche le abitudini, il problema dell’integrazione, l’incidente, il superamento delle difficoltà, la chiesa come luogo-rifugio, il suo essere guida spirituale delle persone con disabilità. Insomma, i vari rami delle sue molteplici vite. Solo lo spazio largo di un libro poteva raccontare tutto questo”.
Resilienza, determinazione, possibilità di rinascita, … Ci dice questo e tanto altro la storia di Oney. Cosa ha suscitato in particolare l’incontro con quest’uomo?
“Mi ha allargato gli orizzonti della sensibilità – racconta Boldrini – Oney è una persona a cui basta che l’altro non dica un aggettivo, non faccia una telefonata per sentirsi ogni volta emarginato, laterale, sconfitto. Ha bisogno di una cura costante di sé e di un’attenzione continua degli altri verso di lui. È un uomo forte ma bisognoso di rassicurazioni. Sia chiaro, lui è il primo a dare molto agli altri, a esserci per gli altri. La sua storia mi dice che in questo mondo di violenza, di guerra, c’è ancora chi ha un’attenzione ai sentimenti, ai rapporti umani, alla delicatezza delle parole. Stare con Oney è una boccata di ossigeno”.
Una luce per illuminare il cammino dei più fragili
Il libro si legge d’un fiato, con il ritmo di un documentario che alterna memoria, emozione e riflessione. Ogni risposta di Tapia diventa una piccola lezione di vita, un invito a non arrendersi, a credere nella possibilità di ricominciare, anche quando tutto sembra perduto. Come scrive Boldrini, “Oney è un uomo che ha trovato la sua luce oltre la siepe, e quella luce oggi la restituisce agli altri”. Un messaggio che vale più di ogni medaglia.