Alzheimer Cafè, uno spazio/tempo dove non esistono barriere

 

In occasione della Settimana Mondiale dell’Alzheimer, l’esperienza dell’Associazione Al Confine APS di Milano racconta un modello di cura innovativo, inclusivo e profondamente umano.

Alzheimer Cafè, uno spazio/tempo dove non esistono barriere

 

In occasione della Settimana Mondiale dell’Alzheimer, l’esperienza dell’Associazione Al Confine APS di Milano racconta un modello di cura innovativo, inclusivo e profondamente umano.

Oltre un milione di persone in Italia convivono con forme diverse di deterioramento cognitivo, e insieme a loro, le famiglie affrontano ogni giorno sfide complesse di cura, per alleviare solitudine e fragilità. La maggior parte dell’assistenza avviene tra le mura domestiche, e troppo spesso, le persone affette da demenza o da Alzheimer e i loro caregiver restano isolati ed invisibili.
Il progetto Alzheimer Cafè dell’Associazione Al Confine APS di Milano nasce proprio per rompere questo isolamento: un luogo senza barriere, dove ritrovare dignità, ascolto e relazioni in un ambiente caldo ed accogliente, per trasformare la fragilità in una preziosa occasione di incontro e condivisione.

 

La nascita di un’idea che mette le persone al centro

Nel 2007, un medico e un’assistente sociale raccolgono una richiesta sempre più urgente: sostenere le famiglie nella gestione degli anziani con disturbi cognitivi. Ispirandosi all’esperienza olandese degli Alzheimer Cafè e al metodo Validation di Naomi Feil, decidono di aprire il primo spazio dedicato a Milano.
L’obiettivo è semplice e rivoluzionario allo stesso tempo: creare un luogo informale, accogliente e protetto, dove anziani, caregiver e professionisti possano incontrarsi, condividere esperienze e ritrovare la normalità attraverso il dialogo, le attività e la relazione. “L’Alzheimer Cafè è una dimensione diversa dalla cura medica”, racconta Maria Grazia Strano, Vice Presidente di Al Confine APS ed esperta in formazione degli adulti. “I nostri due Alzheimer Café, in zona 8 e 9 a Milano, sono incentrati sulla riabilitazione emotiva e sociale, affinché gli anziani possano recuperare la centralità di loro stessi, attraverso l’arte terapia e l’applicazione di metodologie legate all’ambito creativo ed espressivo, come ad esempio il canto o la musica”. Maria Grazia racconta la propria esperienza diretta nelle attività dell’associazione: lei stessa era entrata nel 2013 come volontaria per poi essere coinvolta nel Consiglio Direttivo e diventare Vice Presidente. “Il nostro approccio stimola il ricordo attraverso le emozioni e l’ascolto, per riportare le persone al centro della scena, facendo venire a galla ciò che hanno dentro. La finalità è quella di restituire voce a chi, troppo spesso, rischia di essere silenziato dalla malattia”.

Che cos’è un Alzheimer Cafè?

L’Alzheimer Cafè è pensato per persone con disturbi di memoria, ridotte capacità cognitive, demenza o Alzheimer, per i caregiver e i familiari. “Il nome vuole sottolineare un aspetto di leggerezza diverso da altri spazi prettamente sanitari e curativi”, spiega Maria Grazia. Gli incontri si svolgono due o tre volte a settimana secondo un articolato calendario, e si incentrano su diverse attività dall’arte terapia (il teatro, la musica e il canto, il disegno) e allo scambio del ricordo e della memoria facilitato dal metodo Validation. Ogni momento è pensato con attenzione: professionisti specializzati, affiancati da un gruppo di volontari appassionati, guidano gli anziani seguendo un approccio metodologico ben preciso. “Alcune attività prevedono la partecipazione degli anziani, insieme a familiari e caregiver, altre attività invece si svolgono in maniera indipendente proprio perché, per il malato, è importante ricevere rassicurazione e ascolto ed avere un ruolo attivo”, racconta Maria Grazia. Gli incontri si chiudono sempre con una merenda, che diventa simbolo di convivialità e inclusione. Non si tratta solo di un gesto conviviale: sedersi insieme attorno a un tavolo, parlare e ascoltarsi, restituisce alle persone il piacere della socialità, offrendo un’esperienza che va ben oltre il semplice sostegno. L’Alzheimer Cafè offre uno spazio/tempo di profonda condivisione e di ascolto, e utilizza l’approccio psicosociale, facendo leva sulla valenza relazionale di questa esperienza. Maria Grazia racconta: “Arrivano mesti e, dopo gli incontri che durano circa due ore, escono sorridenti”.
Per gli anziani, partecipare agli Alzheimer Cafè significa mantenere vive le relazioni sociali e sentirsi parte di una comunità che li accoglie senza giudizio. Per caregiver e familiari, invece, è l’occasione di trovare supporto e acquisire nuove competenze per affrontare la quotidianità. Proprio per caregiver e operatori, l’associazione ha avviato anche programmi di formazione, per fornire strumenti pratici e migliorare la qualità dell’assistenza.

 

Abbattere le barriere per favorire l’incontro e la condivisione

Il progetto Alzheimer Cafè vive grazie all’incontro di mondi che ogni settimana si intrecciano e si sostengono a vicenda. Da un lato ci sono gli anziani, in prevalenza donne, di età compresa tra i 70 e i 90 anni, persone che convivono con disturbi di memoria, ridotte capacità cognitive o difficoltà legate alla demenza e alla malattia di Alzheimer. Accanto a loro ci sono i caregiver e i familiari, co-protagonisti di questo percorso, che partecipano ad alcune attività, condividendo momenti di ascolto, confronto o di vera e propria formazione.
Dall’altro lato ci sono i volontari, cuore pulsante del progetto. Sono loro che ogni settimana aprono le porte degli Alzheimer Cafè, organizzano le attività, gestiscono i progetti e collaborano alla definizione delle iniziative all’interno del Consiglio Direttivo. Il motore che alimenta il loro impegno non è altro che la motivazione intrinseca, la consapevolezza di fare la differenza nella vita delle persone e di contribuire a costruire una rete di sostegno che va oltre il singolo incontro.

Un progetto che cresce insieme alla comunità

Dal 2007 ad oggi, il progetto è cresciuto in modo significativo. L’Associazione Al Confine APS, con i due Alzheimer Cafè, è entrata a far parte della Rete Alzheimer del Comune e del Progetto Caffè Alzheimer Diffuso, che unisce le altre realtà attive a Milano e in tutta Italia. L’Associazione ha ottenuto il coinvolgimento delle scuole organizzando incontri intergenerazionali con studenti e ragazzi per costruire una nuova cultura dell’inclusione, in cui la fragilità diventa un terreno fertile di confronto e crescita reciproca.
Durante il mese di settembre, Mese Mondiale Alzheimer (il 21 settembre ricorre la Giornata Mondiale Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Alzheimer’s Disease International), è previsto un ricco calendario di eventi ed iniziative di sensibilizzazione per creare una nuova cultura sulla malattia e ridurre lo stigma che ancora la circonda. Il 22 settembre l’Associazione Al Confine APS organizza il convegno “Diritti in cerca di attori” con il patrocinio di Regione Lombardia e del Comune di Milano. Maria Grazia Strano modererà una tavola rotonda che mette a dialogo la Carta dei Diritti della Salute della Persona con Decadimento Cognitivo del Comune di Milano con le Linee Guida del Ministero.

Una nuova cultura della fragilità

La missione di Al Confine APS va oltre il singolo progetto: l’obiettivo è cambiare la percezione della vecchiaia e della fragilità. L’associazione lavora per superare le barriere che separano “sani e malati”, “giovani e anziani”, “integrati ed esclusi”, promuovendo la dignità della persona in ogni fase della vita.
L’esperienza degli Alzheimer Cafè mette in evidenza l’importanza di creare una rete preziosa di ascolto e solidarietà, che restituisce voce e valore ad ogni persona coinvolta.

 

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