Assistente infermiere: nasce una nuova figura professionale per colmare la carenza di personale sanitario

Il 21 giugno è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che segna l’introduzione ufficiale della figura dell’assistente infermiere, una professione intermedia tra l’operatore socio sanitario (Oss) e l’infermiere, pensata per affrontare con un approccio concreto, una delle criticità più rilevanti del nostro paese: la carenza di infermieri rispetto all’aumento del bisogno assistenziale della popolazione, soprattutto per pazienti cronici, anziani e persone con disabilità.
Un perimetro chiaro di competenze e attività previste
L’assistente infermiere è una persona già in possesso della qualifica professionale di operatore socio-sanitario Oss che, dopo un percorso formativo aggiuntivo, consegue la qualifica di assistente infermiere. Questa figura, durante la formazione, sarà in grado di acquisire competenze specifiche per affiancare l’infermiere professionale, diventando così una figura complementare nella cura. Tra le principali attività previste ci sono la rilevazione dei parametri vitali, la somministrazione di ossigeno, il primo soccorso, il supporto nella somministrazione delle terapie e la preparazione di medicazioni semplici. Sono inoltre previste funzioni di educazione sanitaria di base, sempre svolte, cita il decreto, «secondo le indicazioni dell’infermiere e in collaborazione e integrazione con gli altri operatori».
Il percorso formativo e i requisiti di accesso
Per accedere a questa qualifica è necessario avere già una qualifica di Oss ed esercitare già questa professione. L’accesso è infatti riservato a chi sia in possesso di diploma di scuola secondaria e almeno 24 mesi di esperienza come Oss, o in alternativa a chi abbia almeno 5 anni di esperienza negli ultimi 8 anni, in questo caso però previo modulo propedeutico di almeno 100 ore. La formazione, di competenza delle regioni e delle province autonome, deve avere una durata compresa tra i sei e i dodici mesi, per un totale di almeno 500 ore (200 teoriche, 280 di tirocinio, 20 ore di esercitazioni e simulazioni). Al termine, è necessario superare un esame teorico-pratico per ottenere un attestato valido a livello nazionale.
Una risposta concreta al bisogno assistenziale della popolazione
L’assistente infermiere si inserisce in un contesto caratterizzato dall’aumento delle malattie croniche, che ha cambiato i bisogni di salute della popolazione e le strategie di risposta alle nuove necessità assistenziali. Oggi il 30% della popolazione, che corrisponde circa a 18 milioni di persone, convive con una patologia cronica. La maggior parte sono anziani e persone fragili, che richiedono assistenza continua. L’introduzione di questa nuova figura potrebbe alleggerire il carico assistenziale degli infermieri, in particolare nelle strutture residenziali, nei centri diurni e nell’assistenza domiciliare, contribuendo a migliorare la gestione di terapie ripetitive. Ad esempio, nella somministrazione dei farmaci nell’alimentazione enterale o nel trattamento delle piaghe da decubito. Queste pratiche hanno un carattere ripetitivo, ma richiedono tuttavia molta attenzione e una preparazione professionale. Per comprendere a fondo l’urgenza di questa necessità, basta pensare che in Italia, a ogni medico in formazione, corrispondono 0,9 infermieri in formazione. L’introduzione di un nuovo profilo professionale complementare all’infermiere professionista potrebbe andare a bilanciare il rapporto tra personale medico ed infermieristico, portando un concreto beneficio ai pazienti, tra cui anziani e persone con disabilità.
Se già in passato, con l’emergenza pandemica, alcune regioni come Veneto, Liguria e Lombardia avevano avviato sperimentazioni sui cosiddetti “super Oss” o “mini infermieri”, il nuovo decreto rappresenta il punto di arrivo di un articolato percorso di sensibilizzazione, che mette la persona e i suoi bisogni al centro di un ecosistema assistenziale.
Un cambiamento che guarda al futuro del welfare sanitario
La nascita dell’assistente infermiere rappresenta una novità significativa per il sistema sociosanitario italiano. Potrà rafforzare i servizi sul territorio, sostenere l’assistenza a domicilio e offrire nuove opportunità occupazionali, in particolare ai giovani. Allo stesso tempo, pone attenzione sulla necessità di una strategia ad ampio respiro: continuare ad investire nella formazione, garantire condizioni di lavoro dignitose e rafforzare la rete assistenziale dei professionisti della cura. Questa figura va inquadrata come strategia di risposta alla crescente complessità assistenziale e non dovrà essere recepita come una semplificazione o una scorciatoia nel percorso formativo. L’inserimento di questo profilo complementare all’infermiere, richiederà attenzione nella fase applicativa per evitare sovrapposizioni, disallineamenti e criticità sul piano delle responsabilità professionali.
L’ufficializzazione dell’assistente infermiere è pensata per rispondere a nuovi bisogni legati all’invecchiamento della popolazione, alla cronicità e alla complessità dei pazienti.