Cervello attivo dopo i 70 anni: i segnali da non sottovalutare

Memoria, curiosità, capacità di apprendere e flessibilità sono alcune delle caratteristiche che
rivelano una mente dinamica e reattiva

Cervello attivo dopo i 70 anni: i segnali da non sottovalutare

Memoria, curiosità, capacità di apprendere e flessibilità sono alcune delle caratteristiche che
rivelano una mente dinamica e reattiva

Invecchiare non significa necessariamente rallentare dal punto di vista cognitivo. Con il
passare degli anni alcune abilità possono modificarsi, ad esempio subentra una maggiore lentezza
nel recuperare un’informazione o nel mantenere l’attenzione. Questo, però, non significa che il
cervello perda la sua capacità di funzionare in modo efficace. Anche dopo i 70 anni questo
importante organo può mantenere una buona plasticità, cioè la capacità di adattarsi, creare
nuove connessioni e rispondere agli stimoli.
L’età anagrafica, da sola, non basta a descrivere la vitalità del cervello e non esiste un unico
indicatore in grado di stabilire quanto sia “giovane” un cervello. Esistono tuttavia alcune
capacità quotidiane che possono raccontare molto della sua capacità.

La memoria funziona, anche con qualche dimenticanza

Dimenticare occasionalmente un nome, una parola o dove si sono lasciate le chiavi può
capitare a qualsiasi età. Un segnale positivo è invece riuscire a ricordare le informazioni
necessarie nella vita di tutti i giorni: appuntamenti, conversazioni recenti, impegni e attività abituali.
La memoria non deve essere perfetta: ciò che conta è che continui a essere sufficientemente
efficace da permettere di gestire la quotidianità con autonomia.

La voglia di imparare non finisce mai

Imparare a utilizzare una nuova tecnologia, dedicarsi a un hobby, cimentarsi con una lingua
straniera o semplicemente approfondire un argomento mai affrontato prima significa sottoporre il
cervello a nuovi stimoli. La capacità di apprendere non scompare con l’età e rappresenta uno
degli aspetti più interessanti della plasticità cerebrale. Un cervello che continua a confrontarsi
con esperienze nuove rimane un cervello allenato e ricettivo, pronto a nutrire la propria naturale
curiosità.

Attenzione, parole e orientamento raccontano molto

Riuscire a concentrarsi su un’attività, seguire una conversazione e portare avanti un compito
senza distrazioni rappresentano manifestazioni di una buona funzionalità cognitiva che va
coltivata nel tempo. In questo ambito il linguaggio rappresenta una palestra importante: trovare
le parole, costruire frasi e comunicare con una certa fluidità sono attività che coinvolgono
diverse reti cerebrali. Lo stesso vale per l’orientamento: ricordare percorsi conosciuti e gestire
gli spostamenti quotidiani richiede memoria spaziale e capacità organizzative.

La capacità di adattamento come risposta al cambiamento

La vita quotidiana è fatta di continui cambiamenti e imprevisti. Modificare una consuetudine,
trovare una soluzione diversa dal solito o affrontare una variazione della propria routine richiede
flessibilità mentale. La capacità di adattarsi alle situazioni nuove è legata alle funzioni
esecutive e rappresenta un altro elemento importante della vitalità cognitiva perché
dimostra agilità mentale e una naturale attitudine a guardare le cose da prospettive diverse,
senza rigidità.

Curiosità: una palestra naturale per la mente

Uno dei segnali più difficili da misurare ma molto significativo risiede nella curiosità.
Continuare a interessarsi alle persone, alle novità, agli eventi e a ciò che accade intorno a noi
significa mantenere un rapporto attivo con il mondo
Fare domande, cercare informazioni, provare attività diverse e coltivare interessi contribuisce a
creare occasioni di apprendimento per mantenere attive diverse funzioni cognitive.
Il cervello va allenato, a ogni età.

La plasticità cerebrale non scompare con l’età. Lettura, apprendimento, socialità, movimento e
nuove esperienze possono diventare occasioni quotidiane di stimolazione.
Anche la riabilitazione cognitiva può rappresentare un importante supporto per preservare e
recuperare determinate funzioni quando necessario. L’obiettivo, in ogni caso, è valorizzare una
caratteristica che il cervello conserva anche in età avanzata: la possibilità di continuare a
cambiare, adattarsi e imparare..

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