Decadimento Cognitivo Lieve e demenza: come cambia la riabilitazione in base alla fase diagnostica

Con il passare degli anni, può capitare di accorgersi che memoria, attenzione o altre capacità cognitive non sono più quelle di un tempo. Quando queste difficoltà sono misurabili, ma non compromettono in modo significativo l’autonomia nelle attività quotidiane, si può parlare di Mild Cognitive Impairment (MCI), o Decadimento Cognitivo Lieve. Questa rappresenta una condizione intermedia tra i normali cambiamenti cognitivi dell’invecchiamento e un disturbo neurocognitivo più significativo. È importante non saltare automaticamente ad una diagnosi di demenza: gli studi dimostrano come in alcuni casi i sintomi possono rimanere stabili a lungo o anche regredire se affrontati nel modo corretto.
L’importanza di allenare le capacità ancora presenti
Quando viene diagnosticato un Decadimento Cognitivo Lieve, la riabilitazione cognitiva può avere soprattutto un obiettivo di prevenzione e mantenimento. Gli esercizi possono concentrarsi sulle funzioni maggiormente coinvolte, come memoria a breve termine, attenzione complessa e capacità di elaborazione, attraverso attività progressivamente più impegnative e obiettivi di miglioramento misurabile.
In questa fase la persona conserva generalmente una buona capacità di apprendere nuove strategie: il lavoro riabilitativo può quindi puntare non solo sulle prestazioni cognitive, ma anche sull’acquisizione di modalità utili per affrontare con maggiore autonomia le attività quotidiane.
Quando i primi segnali di demenza compaiono, cambiano le priorità
L’amnesia è il disturbo più conosciuto della malattia di Alzheimer e consiste in una perdita significativa della memoria, che impedisce al paziente di apprendere e ricordare ciò che avviene durante la quotidianità. Nelle fasi iniziali viene compromessa soprattutto la capacità di apprendere e ricordare informazioni recenti (amnesia anterograda): la persona può dimenticare una conversazione appena avvenuta, ripetere più volte la stessa domanda, non ricordare un appuntamento o non ritrovare un oggetto appena utilizzato. La memoria a lungo termine, invece, può rimanere più a lungo conservata (amnesia retrograda). Per questo, nelle prime fasi, i ricordi dell’infanzia e della giovinezza risultano talvolta più facilmente accessibili rispetto agli avvenimenti recenti.
Le dimenticanze incidono sulla vita quotidiana e possono accompagnarsi a disorientamento nel tempo e nello spazio. Per la persona, anche attività abituali possono diventare fonte di incertezza. Un ambiente ordinato, routine riconoscibili e indicazioni semplici possono contribuire a ridurre la confusione e a favorire una maggiore sicurezza.
Focus su benessere e partecipazione
La riabilitazione cognitiva non riguarda soltanto le funzioni mentali. Nella demenza diventa importante anche sostenere gli obiettivi così detti collaterali, ovvero la partecipazione alle attività quotidiane e il contrasto di condizioni come apatia e ansia che possono accompagnare il declino cognitivo. Anche il ruolo della famiglia e del caregiver diventa progressivamente più importante. Il coinvolgimento nelle attività e, quando necessario, nella continuità degli esercizi a domicilio può contribuire a rendere il percorso più efficace e vicino alle esigenze della persona.
Un percorso costruito sulla persona
Per il professionista, la differenza tra Decadimento Cognitivo Lieve e demenza significa quindi progettare interventi diversi per contenuti, difficoltà e obiettivi. Nel primo caso può essere privilegiata la progressione delle attività e il potenziamento delle strategie; nella demenza diventano centrali il mantenimento, la ripetizione e la valorizzazione delle capacità ancora presenti. I benefici del training cognitivo possono variare in relazione alla fase clinica: per questo è importante costruire il percorso sulla situazione specifica della persona, attraverso una valutazione specialistica.
Prestare attenzione ai cambiamenti cognitivi significa intervenire con tempestività per comprendere meglio l’origine delle difficoltà e, quando necessario, individuare il percorso più adatto per valorizzare le capacità presenti e sostenere il più possibile autonomia, partecipazione e qualità della vita.