Disabilità fa rima con sessualità

L’educazione e la consapevolezza di sé alla base del cambiamento della percezione della sessualità in caso di disabilità

Disabilità fa rima con sessualità

L’educazione e la consapevolezza di sé alla base del cambiamento della percezione della sessualità in caso di disabilità

Negli ultimi anni si sta assistendo a un cambio di atteggiamento molto significativo nei confronti della sessualità in generale ma anche rispetto alla disabilità. Lo dimostra il documento Classificazione internazionale del Funzionamento, Disabilità e Salute, pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2001, che stabilisce l’importanza della sessualità anche in caso di disabilità in quanto elemento capace di influenzare la qualità della vita e il benessere generale dell’individuo.

Percezione della sessualità: un cambiamento culturale necessario

Come si evince dal documento dell’OMS sopra citato, la persona con disabilità risente in maniera importante di come la sessualità venga percepita dalla famiglia o dal contesto sociale in cui vive. Ma, nonostante i progressi fatti, ancora oggi in Italia esistono una serie di pregiudizi o taboo che condizionano il modo in cui è vissuta la sessualità in caso di disabilità:

  • l’idea che la persona non abbia alcun desiderio sessuale e affettivo o che al contrario abbia un desiderio sessuale esagerato e incontenibile. Aspetto destinato soprattutto alla donna con disabilità cognitive, mentre gli uomini hanno più attenzione al bisogno fisico. 
  • la persona con disabilità spesso, secondo l’opinione pubblica, non è in grado di provare sentimenti, avere delle relazioni stabili con altre persone (se non con chi vive nella medesima condizione) o addirittura diventare genitore.

Attività di educazione sessuale e affettiva

È perciò indispensabile la promozione di una serie di attività di educazione sessuale e affettiva per abbattere questi taboo e insegnare alla persona con disabilità a gestire il piacere non solo sessuale ma anche affettivo (dalle semplici coccole agli abbracci o baci) cosicché possa costruire la propria identità e personalità.
La gestione affettiva e del piacere è un processo che deve partire dai genitori, fin dai primi anni di vita, considerando le esigenze specifiche del singolo. Quando si parla di sessualità e disabilità infatti bisogna conoscere le differenze esistenti tra chi ha una disabilità fisica o cognitiva: nel primo caso, è bene considerare la sua “capacità di fare” mentre nel secondo caso la sua “responsabilità di fare” a causa dei relativi limiti fisici o intellettivi. L’importante è ragionare e approcciarsi sempre in termini di individuo e non di “categoria di appartenenza”. 

Grande attenzione va riservata nei confronti di chi non nasce con una disabilità, ma incontra questa condizione nel corso della vita, perché oltre a dover superare il trauma ha la necessità di ricostruire la propria identità, e in questo l’eventuale partner ha un ruolo cruciale.

Adele Fabrizi

Psicologa e Psicoterapeuta, da circa 30 anni si occupa di sessuologia come didatta e supervisore della Scuola di Formazione in Sessuologia Clinica dell’ISC (Istituto di Sessuologia Clinica). Membro del Comitato Direttivo della FISS (Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica). Autrice di molti contributi scientifici nell’area della sessuologia, pubblicati in volumi e su riviste scientifiche italiane e internazionali.

Via Savoia, 78 – 00198 – Roma

06 85356211

ist.sessuologia@sessuologiaclinicaroma.it

www.sessuologiaclinicaroma.it

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