Estate in città: quando restare soli è ancora più difficile

Come soddisfare i bisogni degli anziani nei mesi estivi, con un supporto attento e mirato

Estate in città: quando restare soli è ancora più difficile

Come soddisfare i bisogni degli anziani nei mesi estivi, con un supporto attento e mirato

Mentre molti si preparano alle vacanze, per una parte significativa della popolazione italiana l’estate rappresenta un momento critico e spesso invisibile. Per tanti anziani che trascorrono i mesi più caldi dell’anno in città, può diventare un periodo delicato, da affrontare con maggiore attenzione e con il giusto supporto.

In Italia, più di 4 milioni di persone con più di 75 anni vivono da sole. Di queste, una quota consistente non ha figli o parenti prossimi che possano occuparsi di loro in modo continuativo. Il caldo, la chiusura temporanea di alcuni servizi e la momentanea assenza di familiari o vicini possono infatti modificare le abitudini quotidiane e generare un senso di smarrimento. Ecco quindi che la figura del caregiver diventa strategica nell’intercettare i bisogni che cambiano e mitigare il senso di solitudine e la paura di ritrovarsi improvvisamente senza una rete di supporto intorno. 

I bisogni degli anziani in estate: salute, compagnia, orientamento

Con l’avanzare dell’età, il corpo diventa più sensibile agli sbalzi climatici e alle variazioni del contesto. Il caregiver deve prestare particolare attenzione ad alcuni bisogni, che diventano prioritari nei mesi estivi:

    • Mantenere un buon livello di idratazione e un’alimentazione regolare, contrastando la perdita di appetito o la disidratazione
    • Preservare l’autonomia, anche quando alcune attività quotidiane diventano più faticose
    • Pianificare con attenzione piccole attività durante le ore più fresche della giornata, come al mattino presto o verso sera
  • Sapere a chi rivolgersi in caso di necessità, per trasmettere sempre un senso di sicurezza e protezione alla persona accudita
  • Mantenersi informato e connesso con la vita di quartiere, per stimolare la socialità
  • Definire piccoli momenti di svago e socializzazione, magari in contesti protetti e organizzati

Le fragilità aumentano con il caldo

Il primo grande nemico dell’estate per gli anziani è il caldo che mette a rischio la salute delle persone più fragili, in particolare chi è affetto da patologie croniche, chi assume terapie farmacologiche complesse e chi ha difficoltà a percepire lo stimolo della sete o a regolare la temperatura corporea.

Il caregiver deve poter prevenire situazioni critiche come la disidratazione, i cali di pressione, le crisi respiratorie o i colpi di calore, che sono tra le emergenze più frequenti del pronto soccorso durante i mesi estivi. Ma non si tratta solo di rischi clinici. Spesso gli anziani non riescono a riconoscere i sintomi in tempo o ad agire in autonomia. Per questo un accudimento attento e personalizzato da parte del caregiver può fare la differenza per affrontare con serenità questo periodo dell’anno.

Come contrastare un nemico silenzioso: la solitudine

Accanto ai rischi fisici, l’estate porta con sé un altro tipo di disagio, più silenzioso ma altrettanto impattante: la solitudine. Con la chiusura di molti centri diurni, delle parrocchie, dei circoli anziani o delle iniziative sociali, le giornate si fanno più lunghe e vuote, soprattutto per chi è poco autonomo.

Anche i servizi domiciliari o di assistenza leggera vengono spesso ridotti, o si scontrano con problemi di reperibilità del personale. L’anziano resta così solo con le sue difficoltà quotidiane: fare la spesa, andare in farmacia, spostarsi per visite mediche.

E’ proprio nel periodo estivo che il caregiver svolge un ruolo fondamentale nel garantire il benessere della persona curata, permettendole di sentirsi sempre supportata e aiutata. 

Sapere di poter contare su qualcuno per affrontare, dalle piccole incombenze pratiche ad un supporto di tipo emotivo e relazionale, è la chiave per vivere il periodo estivo in maniera serena e senza preoccupazioni. La figura del caregiver rappresenta un aiuto prezioso, proprio perché è in grado di intercettare i bisogni specifici delle persone più fragili, con una visione attenta e mirata.

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