Il diabete di tipo 2 si cura a tavola, come?

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, ecco dei suggerimenti alimentari da seguire

Il diabete di tipo 2 si cura a tavola, come?

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, ecco dei suggerimenti alimentari da seguire

Dal 1991, il 14 novembre si celebra la Giornata Mondiale del Diabete, ricorrenza istituita dalla Federazione Internazionale del Diabete (IDF) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per sensibilizzare il mondo su questo disturbo, sempre più diffuso.

Dai dati dell’Osservatorio ARNO Diabete della Società Italiana di Diabetologia 2015 sono 5,2 milioni gli italiani malati di diabete, di cui 1,5 milioni i non diagnosticati. Numeri impressionanti, dovuti soprattutto a una mancata prevenzione.

Per il diabete di tipo 2 il fattore di rischio principale è lo scorretto stile di vita, caratterizzato da sedentarietà e alimentazione scorretta con conseguente aumento di peso e accumulo di grasso a livello addominale.

Da questa condizione deriva l’insulino-resistenza, ovvero la mancanza di sensibilità delle cellule all’azione dell’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas che permette loro di usare il glucosio come a scopo energetico. Si crea così una barriera e di conseguenza insulina e glucosio rimangono nel circolo ematico.

I sintomi più comuni del diabete di tipo 2 sono: la poliuria, la polidpsia e il calo ponderale (consulta il glossario), ma è possibile anche essere del tutto asintomatici.

Nel primo caso, è necessario misurare la glicemia: si fa diagnosi di diabete quando il valore supera i 200 mmol/L, indipendentemente dall’assunzione di cibo. In caso di assenza di sintomi, invece, si fa diagnosi se in almeno 2 prelievi la glicemia è maggiore di 126 mmol/L o maggiore di 200 mmol/L dopo un carico glicemico (75g) o con emoglobina glicata maggiore di 48 mmol/mol.

In caso di diagnosi di diabete di tipo 2, il consiglio è di rivolgersi a un team multidisciplinare, composto da medico, infermiere, dietista, psicologo/psicoterapeuta.

Oltre a ciò, però, è fondamentale che il personale sanitario prepari il paziente diabetico ad autogestirsi nel quotidiano: dalla misurazione della glicemia prima e dopo il pasto alla gestione degli episodi di ipo e iper glicemia (consulta il glossario).

Per evitare il peggioramento del quadro clinico, inoltre, una corretta alimentazione, seguita da attività fisica adeguata, migliora non solo la gestione della variabilità glicemica ma rende il paziente emotivamente più stabile.

Ecco, quindi, le indicazioni da seguire:

  • seguire le linee guida della dieta mediterranea, basandosi sulle abitudini del paziente e senza troppe restrizioni: basta infatti ridurre l’apporto calorico di 300/500 kcal al giorno.
    I carboidrati non devono essere eliminati ma devono rappresentare il 50/55% delle calorie giornaliere. Di questi, i carboidrati semplici (fruttosio, lattosio, saccarosio) devono rappresentare solo il 10% al massimo mentre il restante devono essere carboidrati complessi a basso indice glicemico. Di conseguenza, è importante prediligere i cereali e le farine integrali più ricchi di fibre;
  • limitare il consumo di grassi saturi (latte e derivati, carne rossa), che devono rappresentare al massimo il 10% dell’apporto calorico;
  • diminuire l’apporto di colesterolo (< 300mg al giorno);
  • consumare il pesce almeno due volte alla settimana in quanto ricco di Omega3 e grassi insaturi;
  • non eccedere con l’apporto proteico perché un diabete scompensato può essere causa di nefropatia diabetica (consulta il glossario).

NOTA BENE: non ci sono evidenze scientifiche per cui le diete a basso contenuto di carboidrati siano più efficaci rispetto alla dieta mediterranea per il diabete di tipo 2.

In aggiunta è raccomandato svolgere 30 minuti al giorno di attività fisica, per un totale di 150 minuti a settimana, per raggiungere un dispendio energetico intorno alle 200/300 kcal.

Anna Menasci
Dietista, specializzata in nutrizione nelle malattie renali, dialisi e diabete 1-2. Eroga consulenze nutrizionali per il dimagrimento e si occupa dell’educazione alimentare di bambini e donne in gravidanza. È Consigliere Commissione d’Albo Dietista Ordine TSRM PSTRP PI-LI-GR.

Giornata tipo menù

Colazione:
Latte parzialmente scremato con pane casalingo integrale e marmellata
Spuntino:
Un frutto di stagione
Pranzo:
Pasta integrale al pomodoro, merluzzo al forno, insalata mista, frutta di stagione
Spuntino:
Pane integrale e pomodoro
Cena:
Minestra di farro e legumi, bietola al limone, frutta di stagione
Spuntino:
Frutta secca
Condimenti:
Olio EVO, utilizzare al massimo 5 g di sale meglio se iodato, insaporire i piatti con le spezie

Le quantità devono essere personalizzate in base alle esigenze.

Glossario

Indice glicemico di un alimento: è un valore che esprime la rapidità con cui gli alimenti contenentcarboidrati fanno aumentare la concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia). La velocità con cui la glicemia sale dopo aver mangiato un alimento si esprime in percentuale, confrontandola con l’aumento a sua volta determinato dalla somministrazione di una dose standard di glucosio (o di pane bianco) presa come riferimento (indice glicemico=100).

Poliuria: è una condizione in cui vengono prodotte abbondanti quantità di urine associata a un aumento della frequenza della minzione.

Polidipsia: sensazione di sete intensa che porta all’ingestione di notevole quantità di liquido in genere sproporzionata al fabbisogno idrico dell’organismo.

Ipoglicemia: termine medico utilizzato per indicare la presenza di bassi livelli di zucchero (glucosio) nel sangue rispetto ai valori normali. Sono considerati normali valori di glicemia (glucosio nel sangue) compresi tra i 70 e i 100 milligrammi/decilitro (mg/dl) dopo 8 ore di digiuno. Al di sotto di 70 mg/dl si parla di ipoglicemia.

Iperglicemia: termine medico utilizzato per definire la presenza di elevati livelli di zucchero (glucosio) nel sangue rispetto ai valori normali, compresi tra i 70 e i 100 milligrammi/decilitro dopo 8 ore di digiuno.

La nefropatia diabetica: è l’insieme delle manifestazioni cliniche e morfologiche che descrivono la patologia renale nel diabete mellito, una complicanza strettamente associata alle alterazioni metaboliche della malattia e, verosimilmente, a un importante background genetico.

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