
Un incidente che cambia tutto
Ci sono storie che nascono da una frattura, da una caduta, per trasformarsi in qualcosa di incredibile e grande. È la storia di Alessio Tavecchio, Il ragazzo che nacque due volte, atleta paralimpico, oggi formatore, scrittore e fondatore della Fondazione Alessio Tavecchio Onlus, tra le realtà più vive e dinamiche in Italia nel campo della disabilità, inclusione sociale e formazione.
Il suo nuovo percorso comincia il 5 dicembre 1993, a 23 anni, dopo un incidente motociclistico che lo costringe su una sedia a rotelle. “Dal primo momento in ospedale mi sono reso conto che la considerazione era più per il danno che per la persona”, racconta Alessio. “Capivo l’incongruenza dell’aiuto che veniva dato solo a metà, o meglio solo nella sfera fisica, senza considerare quella emotiva. Da lì è nato il desiderio di fare qualcosa”.
La rinascita, tra sport e consapevolezza
Il momento più buio, ovvero l’arrivo a casa dopo l’ospedale, diventa per Alessio un’opportunità di riscatto e l’inizio di una seconda vita. Dopo una lunga degenza, prende forma un cammino di riscoperta personale e spirituale. “Mi sono reso conto dell’importanza di credere in me stesso e ho scelto di dare un senso all’esperienza che ho vissuto, non da vittima”, spiega. Lo sport diventa la sua ancora e la sua spinta: nel giro di pochi anni conquista i Campionati Italiani di nuoto paralimpico, partecipa agli Europei e vola ad Atlanta nel 1996 per le Paralimpiadi.
“Lo sport e il lavoro con gli altri mi avevano permesso di re-inserirmi nella società ancora meglio di prima”, racconta. Alessio aveva lasciato l’università poco prima dell’incidente, ma la nuova consapevolezza lo spinge a cercare un senso più profondo alla propria esistenza: “Ho capito che lavorare con gli altri e per gli altri significa in realtà lavorare su noi stessi e sul nostro benessere”.
La Fondazione: quando la fragilità diventa risorsa
Nel 1998 fonda la Fondazione Alessio Tavecchio Onlus, con l’obiettivo di offrire supporto, strumenti concreti e percorsi formativi per persone disabili, fragili e svantaggiate. La missione è chiara: trasformare la fragilità in risorsa e accompagnare le persone verso l’autonomia.
A Monza, la Fondazione è oggi un punto di riferimento per tutto il territorio, con progetti riconosciuti a livello regionale e nazionale. Il fiore all’occhiello è l’Agriparco solidale “Accolti e Raccolti”, un’area verde di 12.000 mq che ospita orti biologici accessibili, un frutteto, un vigneto, un apiario e percorsi sensoriali. Ogni spazio è pensato per offrire esperienze inclusive, didattiche e di socializzazione.
“Non è un mio progetto, è un progetto che serve al territorio, a tutte quelle persone che vivono un cambiamento di vita drastico o un momento di fragilità. Io l’ho vissuto sulla mia pelle e so esattamente quali sono i bisogni di queste persone”, spiega Alessio.
Impatto sociale e cultura dell’inclusione
Oggi la Fondazione Tavecchio è molto più di un ente assistenziale: è un centro di cultura, formazione e innovazione sociale. Collabora con scuole, aziende e istituzioni, promuove progetti di responsabilità sociale d’impresa (CSR) e forma i giovani con disabilità in percorsi professionalizzanti. Il valore aggiunto? Il legame tra il racconto personale e l’azione concreta sul territorio. Ogni progetto nasce da valori profondi: rispetto, consapevolezza, spiritualità, fiducia, resilienza.
La Fondazione è attiva con tantissimi progetti che spaziano in diversi ambiti. Ad esempio, il progetto ReStart dedicato agli adolescenti dai 15 ai 17 anni ed ai giovani dai 18 ai 29 anni non impiegati e non coinvolti in percorsi scolastici o in forte pericolo di dispersione scolastica. Il progetto ha voluto dare un significato positivo all’acronimo NEET: Nuove Esperienze Educative Territoriali, coinvolgendo i ragazzi in attività sportive, Agricoltura Sociale e attività in azienda o nella natura. Queste esperienze hanno dato nuova fiducia ai ragazzi, portandoli a credere nuovamente in loro stessi.
Tra i progetti per il futuro anche SaporFare: la realizzazione di un centro polifunzionale all’interno dell’Agriparco dove troveranno spazio un ristorante, una wine school, laboratori professionali e percorsi sperimentali per l’autonomia lavorativa delle persone con disabilità.
Educazione, gusto, sostenibilità e inclusione sono tematiche chiave del progetto che mira a dare vita a nuove possibilità occupazionali e sociali. La posa della prima pietra è prevista per fine novembre c. a.
Una testimonianza che continua a generare cambiamento
“La vita va vissuta a pieno in ogni momento”, dice Alessio, oggi padre di due bambine, formatore, imprenditore sociale motivatore e autore di diversi libri, che parlano di speranza e riscoperta del sé, capaci di ispirare lettori di ogni età. Alessio Tavecchio ha dato forma anche al Progetto Vita, che lo vede coinvolto in prima persona in una serie di percorsi educativi in più di 400 scuole, così come aziende e contesti formativi. Ogni anno coinvolge oltre 20.000 persone, con conferenze e attività sui temi della sicurezza stradale, della motivazione e dell’inclusione, così come su progetti di CSR, Corporate Social Responsibility. Ha ricevuto l’Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana, ma il riconoscimento più grande è quello che ogni giorno riceve dalle persone che, grazie a lui, ritrovano fiducia e autonomia.
“Ogni nostro progetto si basa sul contatto con le persone, per aiutarle a tornare ad una vita indipendente fatta di lavoro, sport e socialità”.
La Fondazione Alessio Tavecchio è un esempio di come si possa ripartire da zero. Di come il dolore possa diventare occasione di rinascita per dare vita ad una nuova visione sulla disabilità, non come punto d’arrivo, ma il punto da cui tutto può (ri)cominciare.