
Dal 1966 la Casa del Sole Onlus si prende cura di bambini, ragazzi e adulti con disabilità, accompagnandoli in un percorso educativo e riabilitativo che mette al centro la persona nella sua interezza. Il punto di partenza è la valorizzazione delle potenzialità individuali, secondo una visione attenta dai bisogni di ogni persona, nei suoi aspetti neuropsicologici, affettivi e relazionali.
In questo contesto opera Andrea Cantarelli, Educatore Professionale, che da anni lavora a stretto contatto con bambini e adulti con disabilità, condividendo con loro esperienze educative, relazionali e di crescita.

In cosa consiste il suo lavoro?
“Sono un educatore professionale e dal 2005 lavoro a contatto con bambini e adulti con disabilità. Da tempo sono entrato alla Casa del Sole e oggi seguo una classe composta da sei ragazzi, dalle 9 alle 16, tutti i giorni. Mi occupo della gestione di tutti gli aspetti della quotidianità: dalla routine giornaliera, come colazione, pranzo e merenda, al supporto nella cura dell’igiene personale, fino ad attività che spaziano dall’ambito occupazionale a quello motorio, in palestra o in piscina, passando per attività multisensoriali e cognitive.
Il lavoro è sempre svolto in équipe, insieme a figure specialistiche come neuropsichiatra, fisioterapisti, logopedisti e operatori delle terapie motorie, tra cui nuoto, palestra e ippoterapia. Ogni intervento è fortemente personalizzato sulle esigenze del ragazzo per creare un percorso su misura che possa stimolare le sue potenzialità. Siamo una realtà molto vivace: organizziamo numerosi laboratori e attività che stimolano la curiosità dei ragazzi, dalla cucina al giardinaggio, dal lavaggio delle macchine alla manipolazione creativa. Tutto si sviluppa all’interno del contesto classe: mantenere l’equilibrio non è semplice, ma è un’esperienza estremamente arricchente, perché ogni ragazzo diventa stimolo e incentivo per l’altro”.
Quali sono gli aspetti più difficili e particolari del suo lavoro?
“Nella mia esperienza, ho sempre incontrato ragazzi sereni, determinati a superare le difficoltà e pronti a mettersi in relazione in modo spontaneo, senza sovrastrutture. La difficoltà maggiore, paradossalmente, riguarda l’educatore: riuscire a far emergere e maturare le competenze che ogni ragazzo possiede già dentro di sé. Ho imparato che non bisogna lasciarsi prendere dalla frenesia del fare, ma saper offrire spazi liberi in cui i ragazzi possono esprimere sé stessi. Un esempio è il laboratorio di lavaggio macchine, nato in modo spontaneo da un’osservazione di un ragazzo che notava spesso che il pulmino che utilizzavamo non era perfettamente pulito. Partendo da questo stimolo, abbiamo costruito un’attività strutturata che permette ai ragazzi di acquisire competenze, interiorizzare sequenze di azioni e stimolare l’aspetto cognitivo attraverso un’esperienza concreta. La cosa più importante è dare spazio agli stimoli che arrivano da loro”.
Vuole condividere alcune delle esperienze più significative del suo percorso?
“Negli ultimi anni la gravità media delle persone che arrivano alla Casa del Sole è aumentata. Questo è anche il risultato di un miglioramento del contesto esterno, in particolare quello scolastico, dove le possibilità di inclusione e interazione sono cresciute. Di conseguenza, il nostro lavoro è diventato più complesso, perché i casi più gravi vengono indirizzati qui. È difficile citare singoli episodi: ogni giorno accadono piccole cose che mi sorprendono e che rappresentano conquiste enormi. La sfida è sempre trovare la chiave giusta per far esprimere i ragazzi. Un esempio significativo è stato accompagnare alcuni di loro all’esame di terza media, con prove studiate e adattate. Hanno sostenuto l’esame e per loro è stata un’esperienza di crescita straordinaria”.
Cosa servirebbe oggi per cambiare la percezione della disabilità nella società?
“L’obiettivo della Casa del Sole è creare reali occasioni di crescita per bambini e adulti con disabilità, costruendo esperienze su misura che favoriscano l’autonomia. Qui i ragazzi sperimentano un’attenzione alla persona che non sempre c’è nella realtà esterna, dominata da un modello idealizzato di persona perfetta: hanno modo di costruire competenze che possono aiutarli nella vita quotidiana. Sul fronte dell’inclusione scolastica sono stati fatti dei passi avanti, ma resta ancora molto da fare. Sarebbe fondamentale garantire continuità agli insegnanti di sostegno per portare avanti progetti educativi strutturati. Anche i programmi scolastici sono ancora troppo rigidi e andrebbero integrati con esperienze concrete capaci di favorire l’integrazione. Ad esempio, un grosso problema nelle scuole rimane la gestione del tempo libero.
Manca ancora una visione sistemica che permetta di valorizzare la diversità promuovendo azioni concrete. Ad esempio la Legge sul Dopo di Noi, rimane legata ad iniziative del terzo settore e singoli esempi virtuosi, ma non ha trovato ancora uno spazio più strutturato di messa in pratica”.
