Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Contrafatto

Bronzo, oro e argento nei 100m categoria T63

Ambra Sabatini, Martina Caironi, Monica Contrafatto

Bronzo, oro e argento nei 100m categoria T63

Intervista di Stefano Scarpitti, 04 settembre 2021

B: Un bellissimo podio e una medaglia d’oro, quali sono le tue emozioni?

Sabatini: È stato bellissimo. Veramente non ci sono parole per descriverlo: vincere la medaglia d’oro a fianco a queste due atlete fantastiche è stato meraviglioso. È stata una gara molto competitiva e sono contenta di essere qui con loro

D: Ambra, il tuo incidente è avvenuto da poco, ma sei già qui sull’Olimpo. Quanto ti hanno ispirato le tue compagne?

Sabatini: Sicuramente quando ero in ospedale vedere i video di Martina e Monica che correvano a Rio e tutte le loro vittorie mi ha ispirato moltissimo. Ho capito che si poteva ancora correre e si poteva correre veloce, soprattutto

D:Vi aspettavate questi tempi tutte e tre?

Caironi: …stamattina già ci abbiamo dato dentro!
Sabatini: Sì, la giornata era iniziata subito bene ma la finale è comunque qualcosa di diverso. Ci vuole anche quel pizzico di fortuna e mi sentivo nella mia giornata oggi

D: Il miglior risultato possibile per l’Italia, quanto conta il lavoro di squadra in questo successo?

Sabatini: Conta tantissimo! Siamo venute qui serene e senza rivalità particolari. Sapevamo di essere tutte in forma e il nostro obiettivo era il podio tricolore.
Caironi: È vero. Pensando ognuna a fare del proprio meglio, ognuna con le proprie possibilità, siamo riuscite in questo risultato. Anche io che ero abituata alla medaglia “dell’altro colore” sono estremamente soddisfatta di questa gara, di questa medaglia e di questo trio. Essere arrivati a questo risultato dopo cinque anni mi dà una soddisfazione incredibile. Ambra è arrivata dopo, quindi per lei non è stata una preparazione lunga; io e Monica invece l’abbiamo sentita davvero “pesante”.

D: Che tipo di lavoro avete dovuto fare da Rio per arrivare qui oggi?

Contrafatto: Io venivo da un infortunio nel 2019, quindi diciamo che per assurdo quest’anno di pandemia mi ha aiutato a recuperare. L’ultimo Mondiale che ho fatto a Dubai ho gareggiato con una frattura al secondo metatarso, per farvi capire. Quindi dopo sono dovuta stare ferma tantissimo. La pandemia è stata certamente una cosa bruttissima per tutti, ma lo spostamento dei Giochi mi è servito a recuperare.
Siamo arrivate all’appuntamento nel 2021 tutte e 3 in formissima. Ovviamente io ho 40 anni, Ambra è una ragazza di 19 anni, Martina ne ha dieci in meno di me: quindi sono soddisfattissima! Ho abbassato il mio tempo di quasi mezzo secondo

D: hai detto dall’inizio che il vostro obiettivo era il podio. Di solito ci si nasconde nelle batterie, ma con due record del mondo nelle due batterie non vi siete nascoste benissimo… cosa è successo stamattina?

Sabatini: Penso che in semifinale abbiamo corso tutte benissimo, ma non eravamo neanche al nostro massimo. Abbiamo cercato di correre bene, rilassate e il risultato è stato quello che avete visto. Tecnicamente ho corso sicuramente meglio in semifinale
Contrafatto: sì, anche io ho corso meglio in semifinale. Tecnicamente la mia corsa è stata migliore, poi ovviamente ho mollato gli ultimi venti metri perché alla sera c’era la finale. Ma ero sicuramente più sciolta stamattina.
Caironi: Loro hanno corso prima e mentre mi preparavo ho visto con la coda dell’occhio “World Record” sul tabellone. Siccome avevo l’indonesiana in batteria con me, mi è venuto spontaneo correre per superarla: il risultato è stato questo super tempo che mi è uscito. È stato carino rimbalzarsi così da una semifinale all’altra il World Record.
Le condizioni stasera sono state più difficili: fa più freddo e la pioggia ci ha lavate davvero tanto. Per fortuna l’adrenalina ti cura tutto. Stamattina ad esempio non sono stata bene, ho vomitato prima della gara; poi ho fatto il record del mondo. Quindi non vuol dire, perché ciò che conta alla fine è solo il modo in cui ti sei preparato. Il lavoro l’hai fatto prima e paga sempre.
Un altro esempio riguarda Ambra: nel riscaldamento stasera si è presa la caviglia con la lamina, ma questo non le ha impedito di vincere. Se non hai uno strappo o qualcosa che davvero ti impedisce, vai e fai quello per cui ti sei preparata. Non ascoltate quegli atleti che dicono di aver avuto problemi prima della gara, non è quasi mai vero

D: Martina, hai avuto una Paralimpiade lunga con una gara molto combattuta nel salto. Dove hai trovato la motivazione e la forza di tirare fuori queste performance nei 100m?

Caironi: I sacrifici di questi ultimi due anni mi davano la consapevolezza di avere nelle gambe un tempo migliore rispetto a quelli che avevo sempre fatto. Chiaramente mi ha spronato tantissimo la prestazione di Ambra. Stasera forse ero un po’ provata per la gara nel salto e la semifinale di stamattina, per questo ho fatto qualche centesimo in più. Però ho dato il massimo ed è stato quasi romantico correre sotto la pioggia, qualcosa di liberatorio.

D: nel 2019 hai avuto una squalifica per doping che poi si è dimostrata infondata, come hai reagito a quella situazione per arrivare a questo argento?

Caironi: La squalifica è stata subito ridotta, ma l’ho comunque sofferta da tanti punti di vista. Ho sofferto l’essere bollata… Quando ti succede una cosa del genere, per quanto venga comprovata la buona fede e l’uso terapeutico di una pomata, però ti rimane quel bollo.
Oggi sono qui con questa medaglia, che è d’argento ma è arrivata con il tempo migliore che potessi fare oggi. Questo mi dà una soddisfazione enorme ed è il modo in cui accetto di scendere dal gradino più alto per lascare posto a chi corre più veloce.

D: Ambra, il tuo incidente è molto recente ma questo non ti ha impedito di raggiungere subito i vertici. Come hai saputo reagire a ciò che ti è successo?

Sabatini: Da una parte per me è stato più facile perché già in passato l’atletica è stata un punto di riferimento per me; avevo già le basi, lo schema motorio per cui per me era scontato tornare a correre. Ora mi trovo qui con la medaglia d’oro, però so che è solo un punto d’inizio. Un bel punto di partenza.

D: hai dato anche tu qualche consiglio a loro due per migliorare?

Sabatini: Beh, sì… magari inconsciamente. Sono contenta di aver portato anch’io qualche miglioramento. Sicuramente le ho spronate anche se loro non ne avevano bisogno.

D: Ve lo sentivate che poteva arrivare questo risultato o temevate che qualcuna potesse infilarsi sul podio?

Caironi: Sicuramente l’indonesiana era la sorvegliata speciale. Prima della semifinale le hanno rifatto l’esame per la classificazione (l’atleta non è amputata e potrebbe essere in categoria T42, ma gareggia comunque in T63 n.d.r.). Volevano vedere se era necessario cambiarla e inserirla nella categoria di chi ha una disabilità dal ginocchio in giù; poi hanno deciso di lasciarla gareggiare. Secondo me non ha finto in semifinale, lei ha proprio quei tempi. Si muove molto bene, articola bene, però alla fine l’abbiamo battuta ugualmente!

D: l’Italia si dimostra dominante nei 100 m anche alle Paralimpiadi, non solo alle Olimpiadi. Quali sono le ragioni tecniche?

Sabatini: Sicuramente c’è un grande merito dei tecnici delle protesi, della Federazione e degli allenatori.
Caironi: Da quando sono entrata nell’atletica nel 2010 ho visto enormi cambiamenti. Ci sono state delle grandi evoluzioni nelle protesi, ma in generale credo ci sia stata un’evoluzione incredibile nella cura dei dettagli e nel modo di allenarsi.

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