Francesca Cipelli

9º posto Salto in lungo T37

Francesca Cipelli

9º posto Salto in lungo T37

Intervista di Stefano Scarpitti, 29 agosto 2021

La gara non è andata molto bene perché il mio obiettivo era migliorare il 4.12 del 22 luglio che mi ha portato qua, ma purtroppo non ci sono riuscita.
Quest’anno è stato una montagna russa perché ho avuto un infortunio a fine febbraio che mi ha impedito di allenarmi in pista fino a metà giugno. Ho tentato il tutto e per tutto il 22 luglio e ce l’ho fatta a prendere uno dei pochissimi posti disponibili (siamo solo 11 italiani qui).
Purtroppo oggi non ce l’ho fatta, non ci sono scuse. Però è anche vero che la mia categoria non è molto equa. Io sono l’unica ad avere una cerebro lesione fisica, quindi una sintomatologia totalmente diversa da quella delle mie avversarie di oggi.
Io stavo bene oggi, ma potrei dire che sono state più brave loro solo se davvero gareggiassi in una categoria adatta alla mia disabilità. In questo caso non posso dire così.

È scandaloso e inimmaginabile pensare questa cosa: in questi giorni mi sono allenata con queste atlete e loro spesso non esprimono la stessa tecnica che esprimo io, ma io vado più piano di loro nella corsa e quindi c’è questa differenza di misure.
Quest’anno ho potuto partecipare solamente a 3 gare a causa dell’infortunio, anche se avevo la misura di qualifica dal 2019. Sapendo della possibilità delle Paralimpiadi mi sono sempre però tenuta attiva. Ho dovuto sospendere radicalmente l’attività in pista e mi sono concentrata molto sulla piscina e sulla palestra come fisioterapia.
Col mio fisioterapista abbiamo fatto un lavoro fantastico in piscina e in acqua calda per recuperare dall’infortunio che era anche su un dolore cronico. Anche la Federazione mi ha dato tantissimo appoggio in quei momenti difficili.
Visto che i posti disponibili erano comunque pochi, fino alla misura del 22 luglio non avevo la certezza di entrare nella lista quindi tutto è stato una montagna russa. Però non mi sono mai arresa perché questo era il mio obiettivo da 5 anni e ci ho sempre dedicato cuore e anima, senza percepire mai nulla. Quindi sono comunque felice. Ho vissuto l’esperienza delle Paralimpiadi davvero bene, senza ansie o paure come in altre occasioni. Ieri ho avuto un piccolissimo infortunio al tallone, ma comunque ho reagito e sono contenta di come ho affrontato tutta la situazione.
Ho gestito bene le tensioni e non posso quindi non ritenermi soddisfatta: l’esperienza in sé è la prova che sono fatta per un contesto internazionale e costituisce per me un bagaglio di esperienza in più fondamentale.
Spero che il successo di queste Paralimpiadi nel mondo possa, da un lato, spingere altre persone come me a fare sport, certamente atletica, e dall’altro che i medici classificatori possano toccare con mano la differenza tra atlete con disabilità differenti che oggi sono erroneamente all’interno della stessa categoria.

DOMANDA SUI TUTORI

Io fino a 5 anni fa gareggiavo totalmente senza tutori. Uno dei problemi è che il braccio rimaneva totalmente fermo raccolto in alto, rendendomi totalmente squilibrata nella corsa e nel movimento in generale.
Ora col tutore il braccio è tenuto fermo in posizione più distesa formando un angolo di 90º. In questo modo scompaiono le tensioni muscolari del braccio e della spalla, quindi posso focalizzarmi su altre cose invece che la mano e eseguire molto meglio la tecnica del salto. A chi mi guarda da fuori sembra che io sia troppo vincolata con un tutore simile, invece per me è l’opposto in quanto non devo pensare alla mano e quindi si tratta di una liberazione. È chiaro che non lo muoverò mai, ma e a volte riesco anche a sentire un piccolo movimento che con la mano libera dal tutore ripiegata sulla spalla era impossibile.
Per quanto riguarda il tutore alla gamba, quello è stato davvero un miracolo che ce l’avessi in gara.
Fino a inizio anno ne utilizzavo uno prefabbricato (Ottobock) che però è pensato per la condizione di disabilità che hanno altre atlete, ma non per la mia. Si tratta di ausili per contrastare la caduta del piede, permettendo un sostegno che fa recuperare l’angolo di 90º al piede e migliora la spinta in corsa. Il mio piede però ha un problema differente, oltre alla spasticità, in quanto non raggiunge l’angolo di escursione di 90º. Per questo quando utilizzavo il vecchio tutore non riuscivo a spingere. La soluzione è stata quella di creare un tutore con un angolo aumentato, che mi aiuta molto in quanto fa lavorare il mio piede con un’estensione maggiore permettendomi di spingere di più in fase di carico e spinta. Tra l’altro con questa soluzione riesco a tenere il tutore indossato per molto più tempo, mentre prima dopo venti minuti dovevo toglierlo.
La vecchia soluzione mi aveva richiesto quasi due anni di adattamento, in quanto non si sposava per nulla col mio schema motorio; mentre a questa soluzione con molla che hanno progettato per me a Budrio mi sono adattata in pochissimo.
Originariamente mi avevano detto che non sarei riuscita ad adattarmi in tempo per Tokyo, invece oggi sono qui. Al centro protesi di Budrio hanno fatto un lavoro enorme, realizzando per me 6 tutori nell’arco di sei mesi. Abbiamo dovuto sistemare un sacco di cose, ma il tempo di adattamento del mio corpo è stato praticamente zero. Lo schema motorio risulta super naturale e non ho praticamente dovuto fare nulla di straordinario per abituarmi. Questa soluzione mi fornisce un supporto che mi aiuta a controllare il piede e la gamba. Sono stati dei geni, una squadra di professionisti formidabili!

OBIETTIVI

Sicuramente i Mondiali l’anno prossimo, gli Europei e le competizioni dei prossimi anni fino a Parigi 2024.
L’altro risultato che mi augurerei è quello del cambio delle classificazioni per le categorie, in modo che si possa garantire una competizione più equilibrata. Il processo è già in atto in quanto le evidenze sono enormi e il Comitato Internazionale è intenzionato a modificare tutto per le Paralimpiadi di Los Angeles. La speranza è che queste novità vengano messe in atto già per Parigi 2024.
In generale sto vedendo dei miglioramenti in come vengono fatti gli esami per la classificazione: oggi sono molto più dettagliati e tutte le prove vengono fatte in maniera più approfondita che in passato.
Voglio però che il cambiamento sia fatto in maniera integrale e fin quando sarò attiva nell’atletica lavorerò affinché questa cosa accada: voglio vedere questo cambiamento non per me, ma soprattutto per le altre persone che hanno una problematica simile alla mia in modo che possano fare questo sport potendo competere a questo livello. Non mi ritengo una paladina, ma vorrei motivare più persone possibili a uscire di casa e fare questo sport e credo che questo passi attraverso un cambiamento che deve essere fatto anche da chi fa le certificazioni.

SCLEROSI MULTIPLA E SPORT, UN LEGAME POSSIBILE

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