Piano non Autosufficienza 2025-2027: la trasformazione che ridisegna il welfare

Il nuovo Piano Nazionale per la non autosufficienza 2025-2027 segna un passaggio cruciale nel sistema welfare italiano. Con uno stanziamento complessivo di quasi tre miliardi di euro in tre anni, il Piano nasce con l’obiettivo di sostenere le persone con disabilità e fragilità in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento dei bisogni assistenziali. Si tratta di uno strumento di programmazione che orienta le politiche regionali e territoriali, per garantire servizi sempre più equi e accessibili.
Il Piano, adottato in continuità con il precedente ciclo 2022-2024 e approvato dalla Rete della Protezione e dell’Inclusione Sociale, si inserisce in un momento di profonda trasformazione e dovrà quindi costruire un ponte tra la programmazione vigente e il nuovo assetto normativo, gestendo una transizione che si protrarrà per l’intero triennio.
A chi si rivolge il Piano?
Una delle principali novità previste dal Piano riguarda proprio i destinatari. Il focus si sviluppa su due direttrici fondamentali: da un lato le persone con disabilità non autosufficienti fino ai 70 anni, e dall’altro la popolazione anziana. Questa distinzione introduce un sistema a doppio binario che riflette le recenti riforme in materia di disabilità e le politiche per gli anziani che recepiscono le necessità crescenti di una popolazione sempre più vecchia. Nel periodo di transizione, tuttavia, continueranno a coesistere modelli diversi di valutazione e presa in carico, rendendo il sistema più complesso, ma anche più dinamico.

I nuovi criteri promuovono risorse e servizi sempre più personalizzati
Il Fondo per la non autosufficienza cresce progressivamente nel triennio, superando il miliardo di euro annuo nel 2027. Le risorse vengono distribuite secondo criteri aggiornati, che tengono conto soprattutto della popolazione anziana, dei titolari di indennità di accompagnamento e delle persone con disabilità grave. L’obiettivo è rendere la ripartizione più aderente ai bisogni reali, anche se restano alcune criticità legate al mancato pieno allineamento con i fabbisogni territoriali.
Accesso più ampio ai servizi per un supporto concreto
Un altro elemento rilevante è l’innalzamento delle soglie Isee per accedere ai servizi nelle situazioni più gravi. Il limite può arrivare fino a 50.000 euro, e fino a 65.000 euro per i minorenni, ampliando così la platea dei beneficiari. La misura risponde all’esigenza di includere anche famiglie non in condizione di povertà, ma gravate da costi assistenziali elevati, riconoscendo la complessità economica della disabilità. L’obiettivo del Piano è quello di offrire un supporto concreto alle cure assistenziali, per fornire ad un sistema strutturato in grado di alleggerire le famiglie.
Verso un modello più personalizzato che incentiva autonomia e inclusione sociale
Il Piano rafforza l’attenzione verso i progetti di vita indipendente e introduce un approccio più centrato sulla persona. L’obiettivo è superare una logica basata solo sull’erogazione di servizi, per favorire un sistema flessibile orientato agli obiettivi di vita della persona attraverso percorsi personalizzati che integrino assistenza, autonomia abitativa e inclusione sociale. Questa direzione è la traduzione operativa del principio di autodeterminazione sancito dalla Convenzione Onu e rappresenta la novità culturalmente più significativa dell’intero impianto riformatore, valorizzando anche il ruolo dei territori e delle reti locali.