Alzheimer, la malattia delle 4 A

 

 

Settembre, Mese Mondiale dell’Alzheimer, è un’occasione per conoscere meglio la malattia, ridurre lo stigma e promuovere attenzione

 

Alzheimer, la malattia delle 4 A

Settembre, Mese Mondiale dell’Alzheimer, è un’occasione per conoscere meglio la malattia, ridurre lo stigma e promuovere attenzione

Ogni anno, nel mese di settembre, si celebra il Mese Mondiale dell’Alzheimer, un’iniziativa internazionale istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’Alzheimer’s Disease International, dedicata alla sensibilizzazione sul tema delle demenze e alla riduzione dello stigma che ancora oggi spesso le accompagna. In tutto il mondo, e anche in Italia, durante il mese di settembre vengono organizzati incontri informativi, convegni, seminari, sportelli di ascolto, attività culturali e iniziative rivolte ai caregiver. Questa ricorrenza ha l’obiettivo di richiamare l’attenzione sull’importanza della ricerca, della diagnosi, dell’assistenza e della tutela dei diritti delle persone affette da questa malattia e comprendere che, dietro la diagnosi, continua a esserci una persona con bisogni, emozioni e capacità da rispettare.

Come classificare la malattia e quali aree coinvolge

La malattia di Alzheimer è una patologia neurodegenerativa progressiva che compromette gradualmente diverse funzioni cognitive. Non si presenta però nello stesso modo in tutte le persone: l’età di insorgenza, la gravità dei sintomi e la velocità con cui evolvono possono variare. Nel corso degli anni, l’osservazione clinica ha permesso di individuare alcuni disturbi ricorrenti e di raggrupparli secondo classificazioni utili a facilitare la diagnosi e a orientare il percorso di cura. Tra queste vi è quella che definisce l’Alzheimer la “malattia delle 4 A” dove le quattro A corrispondono ad altrettante aree cognitive coinvolte: amnesia, afasia, agnosia e aprassia.

Amnesia: quando la memoria diventa fragile

L’amnesia è il disturbo più conosciuto della malattia di Alzheimer e consiste in una perdita significativa della memoria, che impedisce al paziente di apprendere e ricordare ciò che avviene durante la quotidianità. Nelle fasi iniziali viene compromessa soprattutto la capacità di apprendere e ricordare informazioni recenti (amnesia anterograda): la persona può dimenticare una conversazione appena avvenuta, ripetere più volte la stessa domanda, non ricordare un appuntamento o non ritrovare un oggetto appena utilizzato. La memoria a lungo termine, invece, può rimanere più a lungo conservata (amnesia retrograda). Per questo, nelle prime fasi, i ricordi dell’infanzia e della giovinezza risultano talvolta più facilmente accessibili rispetto agli avvenimenti recenti.
Le dimenticanze incidono sulla vita quotidiana e possono accompagnarsi a disorientamento nel tempo e nello spazio. Per la persona, anche attività abituali possono diventare fonte di incertezza. Un ambiente ordinato, routine riconoscibili e indicazioni semplici possono contribuire a ridurre la confusione e a favorire una maggiore sicurezza.

Afasia: la difficoltà di comunicare

L’afasia riguarda l’incapacità di formulare e comprendere il linguaggio. La persona può faticare a trovare le parole, costruire frasi, nominare oggetti o comprendere messaggi verbali. In alcuni casi può utilizzare termini generici, interrompere una frase o sostituire una parola con un’altra. Queste difficoltà possono rendere la comunicazione più complessa ma, anche quando la comprensione delle parole si riduce, la persona può continuare a percepire segnali utili quali il tono della voce, lo sguardo, il sorriso, la postura e il contatto. La comunicazione non verbale mantiene un ruolo essenziale anche nelle fasi più avanzate, perché permette di esprimere vicinanza, attenzione e affetto.

Agnosia: quando riconoscere diventa difficile

L’agnosia è l’incapacità di riconoscere correttamente persone, oggetti, suoni o luoghi, nonostante gli organi di senso funzionino. Non dipende quindi necessariamente da un problema di vista o di udito, ma dalla difficoltà del cervello a interpretare e attribuire un significato agli stimoli ricevuti. Una persona può, per esempio, non riconoscere immediatamente un familiare, non identificare un oggetto di uso quotidiano oppure sentirsi spaesata in un ambiente conosciuto. In queste situazioni è utile presentarsi con il proprio nome, spiegare con semplicità dove ci si trova e accompagnare le parole con gesti rassicuranti. Anche fotografie, oggetti familiari e ambienti riconoscibili possono diventare riferimenti preziosi.

Aprassia: quando i gesti quotidiani si interrompono

L’aprassia consiste nella perdita della capacità di compiere correttamente movimenti volontari e finalizzati, anche quando la forza muscolare e la capacità di muoversi sono ancora presenti. La difficoltà riguarda soprattutto la pianificazione e la sequenza dei gesti necessari per svolgere un’azione. La persona può quindi essere in grado di camminare, ma non riuscire ad aprire una porta, accendere la televisione, usare le posate o vestirsi in maniera autonoma. L’aprassia tende a diventare più evidente con il progredire della malattia e può aumentare la dipendenza nelle attività quotidiane. Un supporto assistenziale mirato, istruzioni passo dopo passo e strumenti semplici da utilizzare possono aiutare la persona a mantenere, per quanto possibile, autonomia e sicurezza.

Le quattro A non descrivono ogni possibile manifestazione dell’Alzheimer, ma aiutano a comprendere alcune delle principali difficoltà cognitive associate alla malattia, perché il Mese Mondiale dell’Alzheimer ricorda l’importanza di gesti di cura e attenzione che mirino a preservare la dignità della persona, valorizzando le capacità ancora presenti.

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