Per una società inclusiva

Il tema dell’accessibilità alla base della costruzione di una nuova cultura e di una società più inclusiva

Per una società inclusiva

Il tema dell’accessibilità alla base della costruzione di una nuova cultura e di una società più inclusiva

Alla conferenza sul clima Cop26, tenutasi in novembre a Glasgow, in Scozia, la ministra israeliana Karine Elharrar, affetta da distrofia muscolare, arrivata con la sua carrozzina davanti all’ingresso, è stata costretta ad andarsene. Il motivo? Non erano previsti accessi per le persone disabili.

Alle elezioni amministrative di Roma dell’ottobre scorso, Riccardo Massimini, un ragazzo ventiquattrenne malato di leucemia dall’età di 7 anni, non ha potuto esercitare il proprio diritto di voto a causa di un ascensore che gli rendeva impossibile l’accesso al seggio.

Domenico Massano, pedagogista, formatore e attivista, che dal 2013 collabora con il collettivo di ricercatori ed esperti dell’associazione A Buon Diritto nella realizzazione annuale del “Rapporto sullo stato dei diritti in Italia” (www.rapportodiritti.it), commenta così la situazione:

«Sono solo due tra gli innumerevoli esempi che si potrebbero citare per dimostrare quanto poco – e non solo in Italia – si prenda in seria considerazione la necessità che tutte le persone abbiano accesso ai diritti fondamentali: tra questi, mobilità, partecipazione, inclusione, espressione di sé.
La tendenza ricorrente è quella invece di spostare responsabilità politiche e pubbliche sulla persona con disabilità, che avrebbe dovuto avvisare… che avrebbe dovuto preparare…».

Il “Rapporto sullo stato dei diritti in Italia”, pubblico dal 2014, fotografa lo stato dei diritti nel nostro Paese con un focus su 17 argomenti trasversali e interconnessi tra loro. Ampio rilievo viene dato proprio al tema delle persone con disabilità, che in Italia riguarda direttamente 3 milioni e 100 mila persone, il 5,2% della popolazione.

Secondo la definizione della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità (CRPD), resa esecutiva in Italia dalla legge 18 del 2009, ma puntualmente trascurata, sono da intendersi tali

«Coloro che presentano durature menomazioni fisiche, mentali, intellettive o sensoriali che in interazione con barriere di diversa natura possono ostacolare la loro piena ed effettiva partecipazione nella società su base di uguaglianza con gli altri».

I PEBA

In questo quadro un tema portante è l’accessibilità, intesa come prerequisito per la partecipazione a una vita indipendente, caratterizzata da una piena libertà e altri diritti fondamentali. Lo dimostra l’esempio dei PEBA, ovvero i Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche, strumento previsto dalla legge 41/86, che indicava come entro l’anno seguente le amministrazioni pubbliche avrebbero dovuto definirli ed eliminare le barriere.

La portata dei PEBA è stata poi integrata e ampliata dalla legge 104/92, che focalizzava l’attenzione sull’accessibilità degli spazi urbani, con particolare riferimento a:

  • realizzazione di percorsi accessibili

  • installazione di semafori acustici per non vedenti

  • rimozione della segnaletica installata

Qual è lo stato delle cose a tanti anni di distanza dall’emanazione di queste leggi?
Secondo il rapporto ISTAT “Conoscere il mondo della disabilità”, pubblicato nel 2019, la situazione è letteralmente disastrosa:

  • il 31,5% delle scuole ha abbattuto le barriere fisiche
  • il 17,5%, degli istituti scolastici hanno abbattuto le barriere senso-percettive e hanno predisposto percorsi tattili, uditivi e sensoriali che consentano il libero accesso alle strutture

Tradotto: la scuola, che dovrebbe essere il contesto primario di educazione alla cittadinanza, diventa il primo luogo ostativo per la crescita personale, civica e culturale dei bambini con disabilità.

LIBERTÀ DI MUOVERSI

E se parliamo di mobilità, anche nella Convenzione ONU si rileva come la capacità di spostarsi liberamente sia condizione essenziale di autonomia e indipendenza individuale, tanto da richiedere agli Stati un impegno specifico nella predisposizione di ausili e tecnologie di supporto.

Un invito deluso nei fatti, visto che l’accesso alla rete ferroviaria nazionale conta solo 300 stazioni circa su 2.500 completamente accessibili alle persone con disabilità. A tal proposito, Domenico Massano spiega:

«Dal Rapporto emerge anche come le persone con disabilità siano maggiormente a rischio povertà ed esclusione sociale e quanto poco viene fatto per promuovere l’accesso al lavoro, il soddisfacimento del diritto a una vita indipendente. A questo si aggiunge una scarsa tutela delle donne con disabilità e dei caregiver, il cui ruolo fondamentale nel sistema di welfare non viene riconosciuto né tantomeno tutelato. Su queste persone, l’impatto della pandemia ha peggiorato le cose in maniera sproporzionata».

Come fare concreti passi in avanti?

«Innanzitutto, uscire da una situazione di illegalità partendo dalla definizione e dalla concreta attuazione dei PEBA, testi che hanno un profondo significato culturale e sociale, oltre che valore normativo. Credo, inoltre, nella creazione di opportunità di valore per il tempo libero delle persone con disabilità. Per tempo libero intendo sport, cultura, concerti, parchi giochi che sin dalla primissima infanzia devono essere occasioni di incontro e confronto inclusivi, davvero accessibili a tutti».

Un percorso che dunque presuppone impegno, energia, consapevolezza, determinazione, resilienza e la partecipazione delle persone con disabilità.

Domenico Massano

Tra gli autori del “Rapporto sullo stato dei diritti in Italia”

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L’intervista a

Domenico Massano

Tra gli autori del “Rapporto sullo stato dei diritti in Italia”

Qual è la situazione in Italia e nel mondo quando si parla di diritti, accessibilità e mobilità delle persone con disabilità?

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