Raccontare la disabilità

Con quali linguaggi e contenuti si parla di disabilità e il ruolo della comunicazione

Raccontare la disabilità

Con quali linguaggi e contenuti si parla di disabilità e il ruolo della comunicazione

Disabilità e persone. Disabilità e società. Disabilità e rappresentazione della disabilità, sua percezione e racconto. Sono questi, alcuni dei temi più importanti su cui si sviluppa il dibattito che riguarda il modo in cui viene comunicata, percepita e interpretata la disabilità. Un tema spesso anche al centro di accesi dibattiti tra attivisti, media, opinionisti.

In vista della Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità, che si celebra il 3 dicembre di ogni anno, WimedYou ha voluto fare il punto su questo tema con chi lo conosce da dentro e da sempre. Parla Valentina Tomirotti, 40 anni, giornalista, specializzata sui temi della comunicazione inclusiva, online e offline, impegnata nella divulgazione e sull’esortazione al cambiamento evolutivo.

«La comunicazione sulla disabilità, in passato, faceva molto leva sul limite, sulle problematiche. L’accento veniva posto sulle tematiche sanitarie, l’essere umano non era al centro. Ora questa situazione è molto cambiata, il viaggio compiuto è stato notevole. La fotografia attuale è aperta e orientata al cambiamento».

Merito (molto) della crescita della comunicazione digital, dove non ci sono confini né limiti e le persone possono trovare una loro dimensione espressiva più ampia. Non solo.

«Ci hanno aiutato i soggetti narranti, come gli attivisti, che stimolano a compiere un passo avanti anche nell’accettazione dell’inuguaglianza di genere, estetica, delle modalità di rappresentazione. È questione di linguaggio, di tempi, soggetti di discussione, perché la società diventi sempre più fertile e accogliente».

Le parole, dunque, hanno il loro peso, e termini come “handicap” hanno assunto nel tempo un’accezione di offesa. La corretta dicitura è “persona con disabilità”:

«Non è un termine categorizzante della persona ma suggerisce una sfumatura che va a rappresentarla nella sua totalità. Io prima di tutto sono Valentina, con una professionalità, un’ampia esperienza da giornalista. Sono un’attivista che siede in carrozzina. La disabilità contribuisce a descrivermi ma non mi qualifica».

IL VALORE DELLO SPORT

Sulla stessa linea d’onda Angelo Andrea Vegliante, trentunenne dalle molteplici professionalità: giornalista, videomaker, podcaster, speaker radiofonico, presentatore. Una delle penne più attive di www.AbilityChannel.it, testata giornalistica focalizzata su persone e disabilità, che sostiene come

«Al centro devono esserci sempre le persone – in questo caso, le persone con disabilità».

Un grande driver di cambiamento nell’approccio al tema e all’uso del linguaggio è stato lo sport: la crescente diffusione delle discipline paraolimpiche e il loro apprezzamento da parte del pubblico hanno favorito una nuova narrazione e dato una svolta all’immaginario. Si è imparato a porre attenzione alle storie degli atleti paraolimpici senza abbandonarsi a pietismi e superoismi. Del resto, se un atleta qualsiasi fa una pessima performance o arriva ultimo ci si interroga su cosa ha sbagliato: perché lo stesso non lo si fa per uno sportivo con disabilità?

Prima viene la persona, dunque, per Vegliante così come per Valentina Tomirotti che, allo stesso modo, sottolinea come siano ormai figli di una sensibilità superata i titoli di giornale che mettono in risalto normali passaggi della vita quotidiana di una persona. Una laurea, una carica prestigiosa diventano conquiste straordinarie solo perché compiute da una persona con disabilità.

«Una narrazione standardizzata e che tende all’abilismo, spesso motivata dal non sapere esattamente come affrontare questi temi»

PERSONE AL CENTRO

Rimangono, certo, crepe, linguistiche e culturali, che portano le persone a pensare alla disabilità come qualcosa da escludere. L’invito di Vegliante è invece rivolto a:

«Capire come le persone, con le loro diversità – che possono comprendere anche la disabilità – siano una risorsa: posseggono strumenti e capacità per diventare una risorsa, possono occupare qualsiasi posto di lavoro in relazione ai loro strumenti. Non sono da mettere da parte, devono essere invece attivi e partecipi, per portare miglioramento a tutta la società».

Inclusione. Parola chiave a cui si affiancano comunicazione, informazione, trasparenza.

Ability Channel, ad esempio, nato come sito web focalizzato sullo sport paralimpico, si è poi evoluto sviluppando tematiche trasversali legate alla disabilità: i programmi elettorali delle elezioni 2022, bonus fiscali, interviste, approfondimenti di vario genere, il tutto condotto anche con metodi innovativi. Andrea racconta infatti della nuova serie di podcast pubblicata dal sito, un nuovo modo di lavorare con la voce e
fare cultura, informazione, creare senso di comunità.

Valentina rivendica anche un ruolo di responsabilità per chi opera all’interno del sistema della comunicazione. Questi devono essere in prima persona soggetto attivo del cambiamento. In merito al ruolo e al compito degli attivisti, osserva:

«Come vogliono essere rappresentati? Semplicemente come delle persone, che hanno valore civile, comunicativo, sociale. Non sono e non devono essere presi per influencer, ma essere tenuti in massima considerazione per ciò che divulgano, per i temi che approfondiscono, e per le loro modalità di comunicazione».

Senza generalizzare, Andrea Vegliante aggiunge che l’ironia è la chiave con cui molti di loro si propongono, la lente attraverso la quale approcciano le diverse sfaccettature della disabilità: «La risata è contagiosa».

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Valentina Tomiriotti

www.valentinatomirotti.it

A.A.VEGLIANTE

Angelo Andrea Vergnano

www.abilitychannel.it

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