
Nel panorama delle organizzazioni che si dedicano al sostegno e all’accompagnamento di giovani e adolescenti affetti da gravi malattie, WimedYou racconta Bullone fondazione. Fondata nel 2012 da Bill Niada, è il frutto di una storia personale segnata dal dolore e dalla necessità di trasformare l’esperienza di malattia in un percorso di crescita e scoperta di sé.
Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Sofia Segre Reinach, Direttore Generale di Bullone, per comprendere meglio la missione e le attività di questa straordinaria organizzazione.
La nascita di Bullone fondazione
«Bullone è nato con l’obiettivo di lavorare con adolescenti e giovani adulti che affrontano esperienze di malattia importanti, aiutandoli a riscoprire la propria identità al di là della malattia stessa», racconta la Direttrice.
La Fondazione si pone come un ponte tra l’ospedale e la società, offrendo un supporto concreto e un ambiente in cui i giovani possono esprimere sé stessi e le proprie potenzialità.
Il progetto del giornale “Il Bullone” ha preso forma nel 2015, dall’incontro con alcuni giornalisti e grafici di “Corriere della Sera” con l’intento di dare voce ai giovani e offrire un punto di vista autentico e umano sulla realtà che li circonda. Grazie a incontri mensili e alla collaborazione attiva con i ragazzi della comunità, il giornale è diventato uno strumento di condivisione di storie e di esplorazione di nuove prospettive.
Un’esperienza collettiva di crescita e trasformazione
La redazione de “Il Bullone” è composta da giovani provenienti da contesti diversi, tutti accomunati dalla voglia di esprimersi e di fare esperienza del mondo del giornalismo. Attraverso laboratori e incontri, i ragazzi hanno l’opportunità di sviluppare le proprie competenze e di esplorare nuove passioni.
Ma non ci si limita al giornalismo: attraverso progetti come “Cicatrici” e “FUNnullone”, la Fondazione promuove l’arte trasformativa e il lavoro leggero come strumenti di crescita e di inclusione sociale; infatti, come spiega Sofia, «ogni attività è pensata per valorizzare le risorse e le potenzialità dei ragazzi, trasformando la fragilità in un punto di forza».
Guardando al futuro
Per “Bullone”, il lavoro non si ferma mai. Tra i progetti futuri, spicca la riorganizzazione dell’Invisibile Festival, il festival dedicato alle nuove generazioni per rendere visibili quelle esperienze umane che la società rende invisibili, che vuole portare la metodologia e l’approccio della Fondazione al pubblico in modo più aggregativo e aperto. Il vero sogno della Direttrice e del team è però quello di creare una base solida e autonoma, in cui i ragazzi possano prendere in mano le redini del proprio destino e diventare protagonisti del cambiamento.
In un mondo spesso frenetico e privo di spazi di ascolto autentico, “Bullone” rappresenta una luce di speranza. Grazie alla sua missione e al lavoro instancabile dei suoi membri, la Fondazione continua a essere un punto di riferimento per tutti coloro che cercano un modo per superare le difficoltà e dare voce alle proprie storie.